Anche in Polonia vince la destra contraria alla burocrazia di Bruxelles

Un liberale conservatore europeista contro un populista euroscettico: nel ballottaggio per le presidenziali la Polonia si è trovata all’improvviso a scegliere non solo tra due politici, ma tra due modelli che possono cambiare anche gli equilibri internazionali, soprattutto per quanto riguarda la crisi ucraina. Gli exit poll davano per perdente il presidente uscente Bronislaw Komorowski che in serata ha ammesso la sconfitta per 53 a 47 a favore dell’esordiente Andrzej Duda, che aveva definito uno con «idee politiche da Medioevo».

Andrzej Duda vince a sorpresa: la Polonia svolta a destra

“Una sfida all’ultimo voto, dopo una campagna – importante per le politiche di ottobre, nonostante il capo di Stato abbia poteri limitati – che sembrava portare alla scontata vittoria del presidente uscente, in carica dal 2010, dopo che il suo predecessore Lech Kaczinski è morto in un incidente aereo. Ma – si legge su “La Stampa” – già al primo turno è stato sorprendentemente sorpassato, con un 34.7% contro il 33.7%, dallo sconosciuto Duda, giovane (43 anni), aggressivo e critico del governo

Un paese giovane come la Polonia elegge un 43enne alla guida

43 anni, “l’eurodeputato candidato dal partito Diritto e libertà (guidato dal gemello di Kaczynski, Jaroslaw) ha ripreso la scommessa dei due fratelli sulla pancia del Paese. Si è alleato con i cattolici, spesso parlando in chiesa, e minacciando la prigione per chi pratica la fecondazione in vitro. È contro l’euro, denuncia la corruzione di Piattaforma Civica, vuole la «polonizzazione» di banche e supermercati, e la sua promessa di riportare in basso l’età pensionabile ha già fatto ballare la Borsa e lo zloty”.

Destra contro destra, in Polonia: sconfitti i moderati

“Il leader sconfitto II 62enne Komorowski ha mobilitato tutto il suo potenziale di politico navigato e «istituzionale», rispolverando un pedigree che risale a Solidarnosc e paventando il rischio di far perdere alla Polonia l’influenza internazionale, come già successo con il governo dei Kaczyniski, fonte di «imbarazzo europeo». Ma il tentativo di coalizzare i moderati (l’affluenza è rimasta bassa, intorno alla metà degli aventi diritto) si è scontrato con una rabbia molto più diffusa”.