“Diamoci fuoco”: è allarme per l’ultimo gioco killer tra i giovani Usa (VIDEO)

Darsi fuoco senza un motivo, per gioco, cospargendosi di liquido infiammabile e gettandosi nel più breve tempo possibile in una doccia o sotto un getto d’acqua per impedire alle fiamme di danneggiare in modo irrimediabile la pelle. Questo il “fire challenge”, un “gioco killer” in voga tra adolescenti sviluppatasi negli Usa e che ha avuto grande diffusione tramite il web perché i video vengono postati su Youtube e Facebook. Secondo quanto riporta il Daily Mail un ragazzino sarebbe morto già lo scorso anno e una famiglia ha raccontato che i propri figli per pochissimo non hanno subito gravi danni. DOpo che la stampa lo ha segnalato qualche giorno fa, su Facebook i video non ci sono più ma molti sono ancora visibili su youtube.

Gioco killer: c’è anche il “purple drank”

 

Al “fire challenge” si somma,sempre dagli Usa ma che sta destando preoccupazione anche nella vicina Francia negli ultimi giorni con un allarme lanciato dall’Ordine dei farmacisti, il “purple drank”, che consiste in un mix da sballo di sciroppo per la tosse, antistaminici e bevande gassate, limonate o spesso alcol, pericoloso per la salute soprattutto per l’effetto della codeina, che può provocare oltre che dipendenza, allucinazioni, euforia, e altri disturbi molto gravi. Un senso del limite spostato sempre un po’ più in là e la ricerca del brivido sono alcuni degli elementi da tenere in considerazione per capire il mondo dei ragazzi e approfondire la nascita di fenomeni come questi, come spiega Luigi Janiri, docente di Psichiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e psicoanalista della Spi (Societa psicoanalitica italiana). «L’assenza in particolare del padre come generatore di limiti, che sono esterni ma che il ragazzo è portato ad interiorizzare, fa si che i limiti stessi siano spostati sempre più avanti» spiega Janiri, secondo cui un altro elemento importante è «la ricerca delle sensazioni,del brivido che è connaturata al sistema degli adolescenti, insieme all’assunzione del rischio». «Ciò che deve maggiormente saltare agli occhi dei genitori è la solitudine, intesa come mancanza di scambi e relazioni vere, sostituite dall’isolamento e da pseudo-relazioni» aggiunge, sottolineando che però in molti casi «i ragazzi ricercano compulsivamente consenso e compagnia», hanno bisogno di raccontarsi e per le “bravate” o altri gesti più gravi il confronto sul web avviene ormai con coetanei su scala globale. Infine, c’è l’elemento del dolore corporeo: «Il corpo è l’interfaccia verso il mondo esterno, quello contro cui scagliare la rabbia se questa interfaccia non tiene, o anche visto come limite. Farsi male fisicamente e provare dolore puo’ farmi sentire vivo, e quindi esistere».