Civati lascia anche il Pd: «Un nuovo partito di sinistra? Se ne può parlare»

Civati non si limita a uscire dal gruppo alla Camera del Pd: esce anche dal partito. Ma non è questo lo strappo più clamoroso dell’ex candidato alla segreteria del Pd. Civati sembra infatti disposto anche a vivere l’avventura di fondare un nuovo partito di sinistra in opposizione al Pd di Renzi. “Penso che sia una lavoro che dobbiamo fare nelle prossime settimane”, dice Civati a Otto e mezzo su La7. “Ci sono persone che sono candidate per il Pd e che mi sono vicine: votate per loro. Fino alle Regionali non si parlerà di nuovo partito, ma di questa esigenza si parlerà questa estate”. Il dissidente apre anche a Landini: “L’ho visto questa mattina. Continua a fare la sua battaglia nel sindacato. Per me è un interlocutore. Non credo che questa sua iniziativa si chiuda in un fronte sindacale. Non facciamo tutto in un giorno. Ci seguirà? Certamente sì ma non penso in prima persona perché Landini nega di volersi impegnare in prima persona”.

«Penso a una sinistra di governo»

Così Civati motiva la sua scelta: “Penso ad una sinistra di governo. Sono uscito dal Pd che non è più di sinistra ma solo di governo”.  “Occuparsi di un progetto serio che non è la sommatoria dei soggetti alla sinistra di Renzi, mi sembra una sfida interessante”, aggiunge. “Non ho aspettato e non è che fossi indeciso ma speravo in un partito diverso – sottolinea – Non è vero che abbiamo detto sempre di no, ma abbiamo fatto tante proposte che potrebbero coprire una scrivania”. “Un partito – cnclude Civati – , se vota sempre e solo quello che piace ad una parte, perde quell’altra parte”.

Speranza: «Il suo addio deve far riflettere»

Quanti potranno seguire Civati nella suo nuova, probabile, avventura politica? Difficile dirlo. Però è significativo quanto  ha dichiarato dall’ex capogruppo Pd Roberto Speranza: “L’addio di Civati è un atto che ci deve far riflettere e non è liquidabile con una scrollata di spalle ma testimonia un malessere. Non condivido l’uscita dal Pd ma il fatto che una persona che abbia preso circa 400mila preferenze alle primarie se ne vada deve far riflettere”.