Calcio, bugie, tweet: così Matteuccio prende gli italiani per i fondelli

Non è un paese per giovani l’Italia. Almeno questo è il refrain dei tuttologi teleinformati. Non è un paese per giovani, ma per fortuna che c’ha un premier così giovane. Addirittura più giovane di quell’altro -quello innominabile-  che, in omaggio all’età più bella, aveva preteso di legarci l’inno nazionale. Perché la giovinezza è sempre sogno, ricordo, suggestione se ce l’hai alle spalle. E perciò il Matteuccio nostro, rottamatore indefesso della vecchia classe dirigente, su questa suggestione ci marcia. La evoca e la solletica. La accarezza e la blandisce. Bisogna imparare da lui, ci dicono. E agire come lui, ci invogliano. Altrimenti sei antico, ci comunicano.

 Dal calcio alle pensioni, è tutta una presa in giro

Tutto è giovane e sprint se lo fa lui. Tutto è moderno. È “in”: dalle slide ai tweet. E naturalmente i video. Compresi quelli con annesse castronerie tipo il sostantivo “umanista” al posto dell’aggettivo “umanistica“, vergato dalla sua giovane manina sulla lavagna per definire la cultura. Che se nel comunicare sei precipitoso (e circondato pure da yes man che non t’avvertono né s’accorgono) può capitare. Ma niente paura, perché nessuno insisterà più di tanto su quest’ultima gaffe. Come sulle precedenti. Non si può né si deve sfruculiare più di tanto chi, come Matteuccio nostro, è seriamente impegnato a cambiare il Paese. Suvvia. E siccome l’agenzia Stefani, che ora si chiama Ansa, è una delle più solide e longeve certezze dello Stivale, ecco che il maschio giovanilismo renziano trova casualmente un suo naturale megafono. Così il “siparietto” descritto dal cronista tra premier e cittadini è quotidiano e sempre simpatico. Perché lui,  stranamente ancora con la minuscola, inizia la giornata incrociando tassisti e tifosi e dispensando ad entrambi battute sul calcio e sulle pensioni. Battute simpatiche. E che suscitano complimenti, sorrisi e sostegno. Perché lui, Matteo, è sempre disponibile e sorridente, sornione e frizzante. Pure quando annuncia, al povero tassinaro che il padre, che percepisce poco più di mille euro netti al mese di pensione, s’attaccherà al tram: non avrà alcun rimborso per quanto lo Stato gli ha scippato. Ma sempre col sorriso sulle labbra e con la disponibilità alla spiegazione. Come ci fa premurosamente sapere il dispaccio d’agenzia.