Bla-bla-bla, inutili sproloqui, finto ottimismo: è il Renzi decisionista

Dall’ottimismo della volontà, allo sproloquio del quaquaraqua. Ottimismo dispensato e sproloquio protetto. Potremmo aprirla e chiuderla così la riflessione sulle ultime uscite dell’aspirante dittatorello fiorentino. Aspirante perché quanto a divenirlo ce ne corre. Eppure quando abbiamo sentito Matteo Renzi esclamare con tono deciso: «Abbiamo il compito di non mollare e non molleremo» un pensiero l’abbiamo avuto. Che se dalla platea si fosse alzato qualcuno e avesse gridato “Boia chi molla” non ci saremmo di certo meravigliati. Il punto è che, a guardare Matteuccio nostro, è chiaro che sta studiando da decisionista. Studio matto e disperatissimo. Così intenso che neppure il Bettino Craxi in auge. Ogni giorno una tappa. Anche se ogni tappa non avvicina il traguardo. Semplicemente perché non esiste traguardo. Esiste solo il potere. E la sua gestione. Che per l’appunto il giamburrasca toscano vuole avere tutto per se. Lui e solo lui. L’io ipertrofico che se lo divora. Fin da quando sogghignava a Mike Bongiorno alla Ruota della Fortuna.

Renzi decisionista

E siccome il potere è una brutta bestia, difficile da ottenere e ancor più difficile da mantenere, Renzi strappa in continuazione e cambia strada e ancora scarta. Per impedire agli altri non solo di raggiungerlo, ma anzitutto di capire. Non potendosi avvalere della discendenza divina per decreto, giust’appunto come il Ciccio Kim della del Nordcorea, il nostro marpione fiorentino, spianata la concorrenza ha provveduto a convertire il convertibile alla sua causa. Tant’è che di tutto lo strombazzato rinnovamento e della litania del nuovo che avanza nelle nomine nei posti che contano non s’è visto nemmeno l’ombra. Perché  a fare l’asso piglia tutto con lo stesso vecchio mazzo di carte truccate son buoni tutti. E perché non è che si diventa nuovi e moderni se si è nominati da Matteuccio. Fin che dura fa verdura, dicono. Mentre lui imperterrito accelera. Decisionista e impavido. Sempre con la polizia che lo protegge, però. E che manganella a dovere se solo le urla lo possono raggiungere. Tant’è vero che non pochi dei disperati titolari delle auto in sosta e dei negozi di Corso Magenta a Milano hanno imprecato contro la sfortuna cinica e bara: perché, metti caso che Renzi fosse passato nelle vicinanze, in quelle due ore terribili, forse la polizia avrebbe trovato il modo di ridurre a più miti pensieri quei quattrocento teppistelli. Si, quelli che lui Matteuccio nostro ha disprezzato dal palco della festa dell’Unità di Bologna. Quelli che hanno provato a contestarlo e non hanno avuto la fortuna di partecipare ad una “devastazione controllata” come ha spiegato la polizia a Milano. E che sono stati perciò manganellati a dovere. Per consentire al Caro leader di ultimare il suo ennesimo, ottimistico sproloquio. Della volontà, ovviamente.