Berlusconi: solo noi siamo stati capaci di bloccare l’invasione di immigrati

Resettare il centrodestra, opporsi a Renzi, rendere evidenti gli errori commessi dalla sinistra al governo. Basta poco per dimostrare la differenza, basta paragonare chi ha saputo bloccare l’invasione di immigrati e chi invece ha ridotto l’Italia a un colabrodo. Berlusconi a tutto campo in un’untervista a È Tv Marche. Con un grande cruccio irrisolto: l’esecutivo renziano «fuori dalla Costituzione» frutto di «una democrazia che non è più tale». Ecco, punto per punto, i nodi nevralgici dell’attualità politica toccati da Berlusconi nell’intervista.

Berlusconi, i punti salineti di un’intervista a tutto campo

1) Renzi e la democrazia sospesa: «Consiglierei a Renzi di rileggersi la Costituzione italiana: capirebbe che il suo Governo in questo momento è fuori dalla Costituzione… che siamo in una democrazia sospesa», ha ribadito Berlusconi nell’intervista a È Tv Marche in cui l’ex premier è tornato du uno dei punti dolenti dell’attualità politica: «Renzi occupa il posto di presidente del Consiglio – ha ricordato allora il leader di Forza Italia – senza essere stato eletto da nessuno. Con le primarie, procedura non prevista dalla nostra Costituzione, è diventato segretario del Pd – ha quindi continuato il numero uno degli azzurri –, si è autocatapultato a Palazzo Chigi e oggi guida un governo non eletto dal popolo, che fonda la sua maggioranza su 130 deputati della Camera dichiarati incostituzionali dalla Corte costituzionale e su 32 senatori che hanno tradito il voto ricevuto dagli elettori di centro destra e si sono fatti stampelle di un governo di sinistra. A questo – ha poi concluso l’argomento Berlusconi – si aggiunga che l’opposizione si è vista togliere il suo leader per una procedura contro la legge mandandolo fuori dal Senato e rendendolo incandidabile per sei anni».

2) Berlusconi e il premier a confronto: «Ci sono due cose molto diverse in lui e in me: io sono un uomo che viene dalla trincea del lavoro, sono un imprenditore, la mia cultura dominante è la cultura del fare; lui è un professionista della politica, è bravissimo nella comunicazione, nell’incantare gli spettatori quando va in televisione…veramente chapeau. Ma poi, nella realizzazione delle cose mostra delle carenze rilevantissime… In certe situazioni – ha peraltro aggiunto l’ex premier e leader di Forza Italia – lui ha una dialettica, soprattutto in televisione, che è inarrivabile; io però penso di avere più capacità di lui a parlare, oltre che al cervello, anche al cuore della gente».

3) La mia unica colpa? Non aver saputo conquistare 51%: «Credo di aver fatto tutto quello che le condizioni dentro le quali agivo mi hanno consentito di fare. Non ho rimorsi, non ho nessun rammarico. L’unica mia colpa è non essere riuscito a conquistarmi il 51% dei voti». Così il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in un’intervista a E’ Tv Marche. Berlusconi sarà ad Ancona il 26 maggio, a sostegno del presidente uscente della Regione Gian Mario Spacca, che ha rotto con il Pd e si è ricandidato per il terzo mandato con Marche 2020-Ap, Dc e Forza Italia.

4) Successi politici e riforme rimaste nel cassetto. «Credo di aver fatto una grande, grande politica estera. Mai l’Italia – ha detto Berlusconi – ha contato tanto sulla scena internazionale. Ricordo di avere convinto Putin e Bush a siglare il patto che mise fine alla guerra fredda nel 2002 (la guerra fredda era pesata sulla nostra generazione come un pericolo veramente terribile, quello di due arsenali atomici contrapposti, ciascuno capace di distruggere dieci volte la popolazione del mondo); poi il modo in cui ho difeso le coste dell’Italia dalle immigrazioni, con l’accordo fatto con Gheddafi con tutti gli stati rivieraschi africani del Mediterraneo. E poi – ha proseguito, elencando gli obiettivi raggiunti – 36 riforme, cose concrete come la realizzazione dell’alta velocità e molte cose ancora. Non sono riuscito, e nessuno avrebbe potuto, a realizzare quella rivoluzione liberale che io avevo chiarissima in testa, e cioè la modernizzazione del Paese, che non poteva e non può arrivare se non attraverso una profonda riforma della macchina dello Stato, quindi della burocrazia, una profonda riforma del fisco, che oggi ha attinto quote che pongono i cittadini italiani al primo posto tra i cittadini del mondo che sono più tassati, una profonda riforma della magistratura, in modo tale da togliere i cittadini italiani dall’oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria. Perché non ci sono riuscito? Perché non sono arrivato nelle varie occasioni elettorali a conquistarmi il 51% dei voti. Questa è la mia unica colpa. Oltre alla sfortuna di aver avuto nelle mie coalizioni dei piccoli partiti che, guardando al loro personale interesse, non mi hanno mai seguito quando io proponevo grandi riforme nelle tre direzioni che ho ricordato. Aggiunto al fatto che ho avuto tre capi di Stato consecutivi ostili e poi, infine, la magistratura che mi è venuta addosso dall’inizio alla fine con 65 processi».

5) Il ruolo dei moderati. «Io credo che adesso, che sono incandidabile per ancora molti anni e che ho raggiunto una veneranda età, posso ancora dare un contributo al mio Paese cercando di suggerire a tutti i moderati di diventare consapevoli della loro forza e della necessità che soltanto una maggioranza politica costituita da loro può modernizzare il Paese e rendere ogni italiano sicuro dei propri beni, del proprio prestigio, della propria libertà cosa che oggi, in queste condizioni, assolutamente non è».

6) Spacca, «un’opportunità fantastica». La candidatura del governatore uscente Gian Mario Spacca, alla guida fino all’altro ieri di un governo di centro sinistra e ora in corsa per il terzo mandato con Marche 2020-Ap, Dc e Forza Italia, è una «opportunità fantastica per vedere di cambiare il governo in una Regione che, sottoposta così tanti anni alla sinistra, ha bisogno di un grande cambiamento». Lo ha detto, concludendo la sua intervista il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, annunciando che sarà il 26 maggio ad Ancona per un’iniziativa elettorale .«Abbiamo confrontato il suo programma con quello che avevamo preparato per le Marche e abbiamo visto – ha chiosato l’ex premier – che moltissimi punti erano identici».