Andria, arrestata maestra d’asilo che picchiava e minacciava i bambini

Li avrebbe picchiati, minacciati e umiliati con insulti e vessazioni. Per questo una maestra cinquantaduenne di una scuola elementare di Andria è stata arrestata e messa ai domiciliari dalla polizia perché accusata di avere maltrattato i bimbi che le venivano affidati.
L’arresto è scattato dopo che il gip del Tribunale di Trani, Maria Grazia Caserta ha firmato la disposizione di una misura cautelare emessa sulla base degli accertamenti degli agenti le cu indagini hanno accertato che abitualmente la maestra, durante le ore di lezione, utilizzava comportamenti intimidatori e violenti specie nei confronti dei bambini che avevano più difficoltà nell’apprendimento o maggiore propensione alla distrazione.
La donna minacciava continuamente gli alunni e ne avrebbe effettivamente percosso diversi con schiaffi sulla testa, sul viso, sulle braccia o sulle spalle, lanciando e sbattendo oggetti su banchi e persino sulla testa (libri, diari) dei bambini.

Verso il processo un’altra maestra accusata di maltrattamenti

Due giorni fa, sempre in Puglia ma a Lecce, la Procura ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini al preside e una maestra di una scuola materna di Cannole, piccolo comune nell’hinterland di Maglie, nel Salento per i maltrattamenti subiti, due anni fa, da undici piccoli alunni rinchiusi in un armadio e costretti persino a sedere su delle sedie sulle quali erano state messe delle puntine da disegno.
La maestra, che ora lavora in un altro paese, deve rispondere di abuso di mezzi di correzione e maltrattamento di minori. Il preside, invece, di omessa denuncia, avendo sconsigliato i genitori dei piccoli, dopo le segnalazioni ricevute, a presentare denuncia ai carabinieri.
E non si è ancora spenta l’eco della spedizione punitiva compiuta, sempre due giorni fa, da un padre inferocito che ha fatto irruzione in una scuola alla periferia di Treviso, in un’area popolare a forte concentrazione di immigrati e rom, ed ha aggredito una maestra d’asilo di 60 anni finita poi, sotto choc, all’ospedale con un sopracciglio escoriato.
Le prime voci raccolte parlavano di un padre arrabbiato che irrompe a scuola per redarguire l’insegnante del figlio a causa di una “lezione'” particolare tenuta in aula, in cui i bimbi sarebbero stati invitati a spogliarsi per scoprire le differenze sessuali tra maschi e femmine. Proprio questa attività sui generis avrebbe spinto il padre di un bimbo di 5 anni a precipitarsi in asilo per aggredire l’insegnante.

Dubbi sulle accuse di abusi contro una maestra di Treviso

Ma c’è chi, invece, parla di vecchie ruggini fra alcuni genitori e la maestra per tutt’altre ragioni. Di certo vi è il fatto che i genitori dell’asilo si sono divisi in due fazioni, tra chi difende a spada tratta le maestre e chi punta il dito contro il corpo insegnante, dicendo di aver notato che i propri figli, alcuni dei quali di 3 o 4 anni, avrebbero improvvisamente ricominciato a bagnare il letto. I piccini, sollecitati dai genitori, avrebbero raccontato di essere stati toccati mentre erano al bagno. Ma gli accertamenti medici non hanno rilevato nulla. I genitori “colpevolisti” hanno inscenato un sit-in di protesta davanti all’asilo, sit-in subito sciolto dalle forze dell’ordine.
Una riunione nell’istituto non ha sciolto il mistero sulla vicenda: il dirigente ha difeso la professionalità delle insegnanti rinviando l’accertamento di eventuali comportamenti anomali agli organi investigativi ai quali erano comunque arrivate soltanto pochi giorni fa le segnalazioni. Ad aver mosso le accuse verso il corpo docente comunque non sarebbero state più di cinque famiglie su un totale di oltre 100 iscritti, mentre la maggior parte dei genitori tende ad “assolvere” gli insegnanti attribuendo agli esposti finalità non collegate al sospetto di abusi sessuali. Ma l’evidenza pubblica lievitata con il gesto clamoroso del padre infuriato  mentre erano in corso delle indagini da parte dei carabinieri, ritengono gli stessi investigatori, rischia di aver compromesso l’efficacia degli accertamenti appena avviati.
«Ci sono state troppe iniziative di personale non competente, la strada è tutta in salita», si rammarica desolato il procuratore di Treviso, Michele Dalla Costa secondo il quale «l’unica cosa certa è il pugno in faccia ricevuto dalla maestra» che medicata al pronto soccorso di Treviso è stata poi dimessa con una lieve contusione al sopracciglio ma non ha sporto denuncia verso l’uomo né la prognosi pare essere tale da consentire alla magistratura di procedere d’ufficio.
Per il procuratore è da chiarire se i bambini sono stati ascoltati da persone esterne all’organizzazione investigativa titolata ad agire, cioè, «bisogna comprendere chi, come e quando le loro versioni siano state raccolte» e, soprattutto, se il modo in cui sono state sollecitate «possa o meno aver influenzato il loro resoconto. E’ inutile andare a discutere sul fatto se i bambini di quattro o cinque anni siano o no attendibili – ha aggiunto il magistrato – perché l’efficacia di una loro testimonianza è legata al modo usato per ottenerla».