Afghanistan: Alessandro Abati si sarebbe dovuto sposare a luglio

Si sarebbero dovuti sposare tra due mesi, a luglio, a San Pellegrino Terme. Invece un tragico destino li ha uniti nella morte: Alessandro Abati, 47 anni, bergamasco di Alzano Lombardo, e la compagna Aigerim Abdulayeva, 27 anni, kazaka, sono due delle vittime della strage della scorsa notte al residence Park Hotel di Kabul. Abati è l’unica vittima italiana: di lavoro faceva il consulente per prodotti infrastrutturali e, in particolare negli ultimi anni, era impegnato soprattutto con l’estero. Era titolare della società ‘M&J Consulting’, che si occupa di favorire rapporti tra pubblico e privato appunto nei progetti infrastrutturali. Ma il suo legame con la Bergamasca era ancora molto saldo, tanto da fissare la data e il luogo del suo matrimonio con Aigerim proprio in provincia di Bergamo, tra le montagne della valle Brembana: la coppia si sarebbe infatti dovuta sposare a San Pellegrino, località turistica nota in tutto il mondo per la fonte dell’omonima acqua minerale. Lo scorso 20 aprile anche l’ambasciata di Astana aveva ratificato la loro pubblicazione di matrimonio.

Abati si sarebbe trasferito

La coppia sembra volesse poi trasferirsi a vivere definitivamente in Canada, dove il quarantasettenne bergamasco aveva lavorato negli anni passati. I due si erano già sposati con un rito kazako, che non aveva però valore legale in Italia: di qui la decisione di fissare le nozze anche nel nostro Paese. Abati frequentava il Kazakistan per lavoro già da cinque anni: proprio durante uno dei precedenti viaggi aveva conosciuto quella che sarebbe diventata la sua compagna. Da oltre dieci anni girava il mondo per lavoro: dal 2006 era stato in Albania e poi in Romania, Siria, Giordania e Uganda. Dal 2008 in Bulgaria, Moldavia e Canada. Negli ultimi cinque anni la sua attività professionale si era concentrata soprattutto in Afghanistan, in Egitto e appunto in Kazakistan. Ad Alzano Lombardo, cittadina di 13 mila abitanti della media valle Seriana, vivono i genitori di Alessandro Abati: sono stati informati della drammatica morte del figlio nella mattinata di ieri direttamente dall’Unità di crisi della Farnesina. Sono rimasti poi chiusi per l’intera giornata nel comprensibile dolore, nell’appartamento di una palazzina di via Roma. “Siamo distrutti dal dolore, preferiamo non rilasciare dichiarazioni”, si sono limitati per ora a commentare al citofono di casa.