La vita a tutti i costi? E nasce un bimbo con il seme del papà defunto

La vita ad ogni costo. Ma può il desiderio di maternità superare i confini dell’esistenza e sfidare persino la morte? Non dovrebbe: ma è accaduto. E per la seconda volta almeno… Per il momento in Australia, dove un’equipe di medici è riuscita ad utilizzare sperma prelevato due giorni dopo la morte di un uomo, in una procedura prima al mondo che ha portato alla luce «un bebè sano e felice». Orfano di padre, ma, ripetono gli esperti di fecondazioni in vitro, «sano e felice».

La vita a tutti i costi?

Prima d’ora il periodo più lungo in cui lo sperma prelevato dopo la morte ha prodotto una nascita sana era di 30 ore, 18 ore meno di questo caso: un primato inquietante, come inquietante è la competizione che lo riguarda. Qui non si tratta di corsa alla conquista della vita, ma di ossessione per la procreazione a tutti i costi. Una ricerca della maternità a qualunque prezzo – specie se a pagarlo dovesse essere il nascituro orfano di padre già dalla vita intrauterina? – che arriva a oltrepassare anche l’ultimo limite imposto dalla natura: prelevare il seme della vita, da un uomo morto. Altro che lotta alla sterilità. Altro che dramma degli abbandoni di neonati e delle adozioni difficili: lo specialista di fecondazione in vitro Steve Robson, della Scuola di Medicina dell’Università Nazionale Australiana, ha presentato per filo e per segno i dettagli della procedura alla Conferenza nazionale degli ostetrici e ginecologi. La donna è rimasta incinta al primo tentativo, ha detto, e ora ha un figlio sano di un anno. «Molti penseranno che sia stato un caso di “medicina di Frankenstein” prelevare sperma da un uomo morto», ha opportunamente osservato il medico-“fantascienziato». Salvo aggiungere però poi: «Ma è stata una storia d’amore, è stato incredibile per noi poter aiutare una donna dotata di tanto amore e coraggio».

La vicenda

La quale, a detta delle ricostruzioni fornite fin qui del caso, ha dovuto condurre una “battaglia” legale davanti alla Corte Suprema di Adelaide in Sud Australia, dopo che il marito era morto improvvisamente in un incidente in motocicletta. Ci sono voluti ben due giorni di udienze per ottenere l’approvazione – arrivata naturalmente senza il consenso scritto del padre naturale, defunto – e poi la procedura è stata eseguita a Canberra, perché sarebbe stata illegale in Sud Australia. Il Territorio della capitale federale Canberra, infatti, è l’unico luogo dell’Oceania in cui lo sperma di un uomo deceduto può essere usato senza il suo consenso scritto. In questo caso, infatti, è bastato che la donna riuscisse a provare che lei e il marito avevano in programma di avere un figlio, per ottenere che la Corte autorizzasse il prelievo del liquido seminale: è bastata la parola della moglie. Del resto, esagerando, secondo Robson non dovrebbe neppure essere richiesto il consenso scritto per prelevare sperma dopo la morte. «La realtà è che in genere gli uomini giovani non considerano che potranno morire, e che il loro sperma possa essere usato dalle loro vedove, quindi è irragionevole proibire la procedura senza un consenso scritto», ha detto. Come se la legge o la burocrazia potessere essere in qualche modo di ostacolo ad una donna che vuole un figlio a tutti i costi. Di barriera alla speculazione scientifica. Al gusto per l’eresia.