Vergogna No-Tav: cori offensivi contro l’ispettore Raciti e i morti di Nassiriya

Difficile cogliere il nesso logico tra una battaglia politica per fermare una linea ferroviaria e quell’odio atavico contro i soldati italiani che morirono a Nassiriya e contro l’ispettore Filippo Raciti, ucciso da un ultrà del Catania poco prima di una partita di calcio. Il nesso logico forse è l’avversione dei gruppi di anarchici e no global per tutto ciò che  ha a che fare con lo Stato e che oggi si è tradotto in un corteo per le strade di Torino – in sostegno di un gruppo di No Tav arrestati – costellato di ingiurie, offese e sfottò a quelle vittime dello Stato, soldati e agenti. Il corteo No Tav, composto da questi oxfordiani personaggi, si è snodato a Torino, nella zona di Borgo San Paolo, in occasione dell’apertura dell’udienza preliminare a tre anarchici accusati di aver preso parte all’assalto del 14 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte. La sfilata era aperta da striscioni che inneggiavano al sabotaggio e chiedevano la libertà per i tre imputati. Ma c’era anche lo speaker, un simpatico Masaniello di turno a comandare il corteo: un vero e proprio animatore modello Valtur, che a un certo punto ha iniziato a chiamare il karaoke di cori offensivi contro magistrati, giornalisti, soldati e poliziotti, con un occhio di riguardo verso l’ispettore di polizia Filippo Raciti e i carabinieri morti a Nassiriya. I cori sono partiti dalla testa della manifestazione, dove si sono raggruppati in prevalenza anarchici dell’ala più radicale provenienti da diverse regioni italiane.

I No Tav ammettono le colpe

Durante l’udienza preliminare di oggi alcuni No Tav hanno ammesso di aver partecipato all’attacco del 14 maggio 2013, esponendo anche i motivi dell’iniziativa: si tratta di due dei tre anarchici No Tav imputati in tribunale a Torino. L’accusa è sostenuta dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. In solidarietà agli imputati circa un centinaio di No Tav, molti dei quali di area anarchica, si erano mossi in corteo in città con que cori offensivi così apparentemente fuori contesto ed hanno atteso lo svolgimento dell’udienza. Il processo è lo stesso nel quale è indagato anche lo scrittore Erri De Luca per istigazione a delinquere  per aver sostenuto i sabotaggi in Valsusa contro la Tav.