Venerdì 7 aprile: passione di Cristo e di Treviso. Rasa al suolo dagli “alleati”

A oltre 70 anni di distanza, Treviso non dimentica il bombardamento a tappeto che il 7 aprile, Venerdì Santo, distrusse all’80 per cento la città provocando almeno mille morti. Che non è poco, considerando che allora c’erano all’incirca 60 mila abitanti. Ogni anno la città veneta ricorda con numerose iniziative – concerti, mostre fotografiche, convegni e altro – la tragedia, inutile, che la colpì. Sì, inutile e gratuita, perché Treviso non era affatto un obiettivo strategico, di strategico c’era solo la stazione ferroviaria, peraltro presente in altre migliaia di comuni italiani. Ed era talmente poco strategica che le persone non  erano sfollate, poiché non c’era ragione di temere massicci attacchi. Solo nei pressi della stazione gli abitanti avevano abbandonato le abitazioni, ma non tutti, perché c’era molta fiducia nei rifugi presenti e poi perché, giova ripeterlo, non si temeva alcunché. Si parla di un migliaio di vittime, ma furono molte di più, perché nella città c’erano di stanza circa cinquemila soldati tedeschi. Di questi non si sa quanti ne rimasero sotto le macerie. Inoltre, i bombardamenti iniziati il 7 aprile proseguirono sino al 29, e furono in tutto 28, oltre a numerosi mitragliamenti, alcuni dei quali, secondo le testimonianze, anche contro persone, civili, che si trovavano a lavorare nei campi. In questi pochi giorni le vittime accertate furono oltre 1600. Non è storia nuova, ma la cosa agghiacciante del bombardamento di Treviso è che in pochi minuti, sembra sette, ben 159 bombardieri americani B17 Fortezze volanti e B24 Liberator, scortati da 32 caccia P-38 Lightning, sganciarono sulla città 1572 bombe da 250 chili e 1064 bombe incendiarie da 50 chili per un totale di 446,20 tonnellate di bombe. Un vero inferno di fuoco e di distruzione: gli abitanti raccontano che la topografia della città era irriconoscibile e che il fumo nero continuò a salire dalle macerie per oltre due settimane, anche perché la caserma dei Vigili del Fuoco fu tra le prime a  essere colpite. Per giorni le persone cercarono i loro cari mentre squadre di soccorritori disinfettavano le rovine con la calce per il pericolo di epidemie.

Treviso ogni anno ricorda la catastrofe con varie iniziative

Ogni anno alle 13,05, ora del massacro, in piazza dei Signori la popolazione e le autorità ascoltano in silenzio la campana del Campanòn dea Piassa (ovvero la Torre Civica) che suona a lutto per un tempo lungo tanto quanto lo fu quel tragico avvenimento, cioè 7 minuti. La bandiera bianca e celeste che svetta sul campanile viene lasciata a mezz’asta durante tutta la giornata. Il bombardamento di Treviso nella storiografia e nella memorialistica è stato spesso paragonato e accomunato – fatte le debite proporzioni – a quello di Dresda, dove però perirono duecentomila persone. Anche la città tedesca infatti non era un obiettivo strategico o militare da nessun punto di vista; la popolazione, come quella trevigiana, non si attendeva una aggressione e un massacro di tali proporzioni. La verità è che la storia dei bombardamenti alleati in Europa deve essere ancora scritta. L’importante è che a distanza di settant’anni nessuno dimentichi gli errori e gli orrori della guerra mondiale.