Usa, una donna dell’Indiana condannata a 20 anni per “feticidio”

Una donna statunitense di origine indiana è stata riconosciuta colpevole di “feticidio”. Si tratta della prima condanna per questo reato in tutti gli Stati Uniti, dove pure numerosi Stati riconoscono come vittime di omicidio i «bambini non nati», escludendo ovviamente i casi di aborto legalo.

Una condanna controversa

La condanna è stata comminata nello Stato dell’Indiana, già oggetto di polemiche per una contestata legge antigay e ora nuovamente al centro di una forte protesta da parte dell’opinione pubblica e in particolare delle organizzazioni a difesa dei diritti delle donne. Anche perché la stessa vicenda di “feticidio” che ha portato a una sentenza di vent’anni di reclusione appare tutt’ora controversa. Purvi Patel, 33 anni, era stata accusata di aver terminato una gravidanza indesiderata nel 2013, usando farmaci per aborto ordinati online. Nessun test farmacologico sulla donna, però, ha confermato la tesi dell’accusa. Patel si era recata al pronto soccorso con una emorragia uterina e ai medici aveva confessato di aver avuto un aborto spontaneo e di aver gettato in un cassonetto il feto, a suo dire nato morto.

Cosa devo aspettarsi le donne dell’Indiana?

Secondo Kathrine Jack, un avvocato che ha seguito il caso, il verdetto «manda alle donne dell’Indiana il messaggio che possono essere incriminate e accusate di feticidio se partoriscono un feto morto, hanno un aborto spontaneo o, in alcuni casi, se scelgono di abortire». «Temo che le donne dell’Indiana che aspettano un bambino – ha concluso l’avvocato – a questo punto inizino ad avere paura anche ad andare dal medico».