Turchia, si temono altri attentati dei terroristi comunisti. Scattano le retate

La Turchia ha vissuto una giornata di apparente tregua armata dopo le ore di piombo durante le quali il Paese è stato colpito da una raffica di attentati da parte dei terroristi dell’estrema sinistra, a due mesi dalle elezioni politiche di giugno. La pausa della violenza potrebbe però essere breve. Il comando nazionale della polizia ha diramato un’allerta per possibili nuovi attentati sulla base di rapporti dell’intelligence. Si temono altri attacchi del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C, responsabile del sequestro martedì a Istanbul del giudice Mehmet Selim Kiraz, finito in un bagno di sangue e con la morte dello stesso magistrato con l’intervento delle teste di cuoio turche. A tutti gli agenti assegnati ai posti di controllo sulle strade è stato ordinato di indossare sempre i giubbotti antiproiettili. Mentre nel Paese proseguono le retate negli ambienti di estrema sinistra. Almeno altri 20 presunti simpatizzanti del Dhkp-C sono finiti in manette a Istanbul e Karabuk. Nella megalopoli del Bosforo, in un blitz spettacolare con blindati ed elicotteri, l’antiterrorismo ha posto in stato d’assedio praticamente un quartiere, quello di Okmeydani, prevalentemente alevita, considerato un bastione dell’estrema sinistra. I giornalisti sono stati mandati via, mentre scattavano arresti e perquisizioni. Proprio in questo quartiere è stato ucciso da un candelotto lacrimogeno alla testa Berkin Elvan, il quattordicenne simbolo della rivolta di Gezi Park, per il quale chiedevano “giustizia” i sequestratori del pm. Altre 32 persone erano state arrestate ieri a Eskisehir, Smirne, Antalya. La tensione rimane molto alta.

Turchia, anche la stampa nel mirino del governo

Stampa indipendente e opposizione continuano ad accusare il premier islamico Ahmet Davutoglu per la disastrosa gestione del sequestro. Davutoglu e il presidente Recep Tayyip Erdogan hanno promesso pugno di ferro contro il terrorismo. Ma per ora a parte le retate fra i militanti di estrema sinistra nel mirino sembra soprattutto ci sia la stampa indipendente. Sette quotidiani sono indagati per “propaganda per un gruppo terrorista” per avere pubblicato, come la maggior parte della stampa turca e di quella mondiale, la foto del pm con una pistola puntata contro la tempia diffusa dai rapitori. Fra i giornali incriminati, Sozcu, Hurriyet, Cumhuriyet, Bugun, il popolare Posta. Davutoglu mercoledì già aveva vietato l’accesso alla moschea che ospitava i funerali del pm a 13 testate. «Il governo, denuncia il direttore di Bugun Tarik Toros si concentra nel criticare l’opposizione e cercare di controllare i media: la stampa lo mette in difficoltà e lui le rifiuta l’accesso alla moschea». «Non spetta a Davutoglu decidere che foto pubblichiamo», tuona da parte sua Cumhuriyet, e Sozcu accusa: «Se la prende con la stampa dopo essere stato incapace di proteggere» il giudice Kiraz. Clima infuocato, insomma. E molti temono il peggio da qui al voto, una sanguinosa spirale del caos che spinga gli elettori a votare la sicurezza e quindi Erdogan. A Istanbul intanto è stato rinviato a giugno il processo a 36 tifosi del Besiktas accusati di “tentato golpe” per avere partecipato alle proteste di Gezi Park. Rischiano l’ergastolo.