Tratta Napoli-Roma, il calvario quotidiano dei “dannati” di Trenitalia

Dura la vita del pendolare, ovunque. Ma ancor di più per chi è costretto a farlo tra Napoli e Roma e viceversa. Chi viaggia tra la Capitale d’Italia e quella del Sud lo fa a bordo di vagoni  – sporchi, scassati e maleodoranti – di treni spesso in ritardo. Fortunato quasi come chi vince la lotteria di Capodanno il viaggiatore che a termine corsa non sente gracchiare il solito messaggio «Trenitalia si scusa per l’inconveniente». Dove per inconveniente s’intende un arrivo in stazione con ritardi misurabili a quarti d’ora, non certo a minuti.

I ritardi cronici dell’Intercity 511 e del Rgv 2421

Chiedere per conferma ai passeggeri dell’Intercity 511 delle ore 18,26, tragitto Torino-Salerno, puntualmente in ritardo a “botte” di mezz’ora per volta. È talmente istituzionalizzato il “fuori orario” del 511, che alla stazione Termini di Roma che nemmeno si preoccupano più di annunciarlo per tempo. Ed anche gli utenti se ne vanno lentopede, certi come sono che mai potrebbero perdere un treno così rilassato quanto a rispetto degli orari. Ancora peggio stanno messi i pendolari che viaggiano sul Regionale veloce 2421 Roma-Napoli via Caserta, delle 19,31, che sarebbe un ottimo treno sulla carte. Purtroppo per gli utenti, però, sta sui binari e da molti mesi le sue performance sono da media retrocessione. Nonostante nasca a Roma, infatti, arriva spesso in ritardo e nonostante fino a Formia fermi solo in due stazioni (Campoleone e Latina), lo fanno camminare – sì, avete letto bene, camminare – dietro un treno locale che ovviamente fa sosta ovunque. Risultato: chi ha necessità di arrivare in orario a Villa Literno per prendere la coincidenza con Aversa, si frega e resta appiedato. Il servizio sostitutivo è affidato a fratelli, fidanzati, ed affini vari. Una forma di sussidiarietà parentale.

Trenitalia è come le vecchie Fs. Altro che liberalizzazione!

I pendolari, in gran parte precari della scuola con orari impossibili, sono sempre più rassegnati: escono di notte, rientrano di notte per tornare al lavoro l’indomani. Ormai si sono convinti che Trenitalia sia interessata solo ai treni ed all’utenza, pardòn la clientela, dell’Alta Velocità con i suoi treni-comfort e biglietti dal costo stratosferico. E non gli si può dar torto. La storia dei vagoni proletari opposti ai treni «pieni di signori» della Locomotiva cantata da Francesco Guccini negli anni ’70, si ripresenta tale e quale. Nel frattempo, è intervenuta la liberalizzazione e si è sviluppata la concorrenza, cioè Italo. Ma a beneficiarne non sono i pendolari. Che intanto, giorno dopo giorno, continuano a contare e a maledire i quotidiani quarti d’ora di ritardo.