Taglio alle pensioni, Poletti bacchetta l’Inps: «Non decidete voi»

Poletti smentisce Tito Boeri: sul taglio alle pensioni non decide l‘Inps, ma il governo. Era fatale che accadesse, dopo che il vulcanico presidente dell’Inps aveva creato non poco allarme tra milioni di pensionati paventando la possibilità di un taglio agli assegni oltre i 2000 euro (lorde) al mese. Non parliamo quindi di pensioni d’oro, ma di redditi che non arrivano a 1.400 euro. Così, risponendo a una interrogazione parlamentare  sulla possibilità appunto di un imminente taglio agli assegni previdenziali, alla fine Poletti è sbottato: “Il governo ha espresso chiaramente l’intenzione di non voler procedere in questa direzione”. E poi la stoccata a Boeri: L’Inps – dice Poletti – è “uno strumento importante a supporto dell’azione del governo e del parlamento. Fa elaborazioni interessanti ma il lavoro comunque compete al governo”. Insomma, il presidente dell’Inps stia al suo posto e non annunci decisioni che non gli competono.

Brunetta: «Poletti lo smentisce, che farà ora Boeri?»

Poletti si è poi soffermato nuovamente sul “problema socialmente rilevante”, rappresentato da chi è senza lavoro, è vicino alla pensione ma non ha ancora raggiunto i requisiti necessari, che “è all’attenzione del governo”, il quale sta valutando “le soluzioni previdenziali o sociali che possono coprire questa situazione”. Questa divergenza tra esecutivo e Inps è rimarcata dall’opposizione. Così scrive su Twitter  Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio:  “Con poche battute e in pochi secondi il governo, per bocca  del ministro Poletti, ha smentito presidente Inps. E adesso che farà Boeri?”. Cose che accadono quando i rappresentanti della classe dirigente politico o amministrativa non riescono a limitare la loro incontinenza verbale. Cose che succedono anche quando la politica economica e sociale procede a tentoni e quando, come Renzi insegna, non si riesce ad andare al di là dell’ “annunciate”. A quando la prossima brutta figura? Milioni di pensionati possono tirare un sospiro di sollievo.  Ma , quando una classe dirigente incappa in simili infortuni, non c’è comunque da stare allegri.