La strage della vergogna: nel tribunale di Milano si entra con la pistola

Uno dei metal detector di Palazzo di Giustizia “era rotto questa mattina”, aveva riferito una persona che stamane si era recata in Tribunale per lavoro, in riferimento all’ingresso laterale di via Carlo Freguglia. Ma fonti “ben informate” hanno fatto sapere che in realtà gli apparecchi funzionavano, anzi, erano stati collaudati poco tempo fa. Di sicuro questa mattina il killer, Claudio Giardulli, imputato per bancarotta fraudolenta, era entrato armato nel tribunale di Milano senza alcun controllo e la sua strage, tre o quattro morti, era riuscita a farla senza neanche essere bloccato subito. La strage ha innescato pesantissime polemiche sulla sicurezza, che investono Alfano e Orlando e tutti coloro che si dovrebbero occupare della tutela dei siti a rischio. Oggi era un pazzo, se domani arrivasse l’Isis? E l’Expo?

Le polemiche sulla sicurezza

I primi a porsi pesanti interrogativi sono gli esponenti della Cgil: «C’è un tema sicurezza nei nostri tribunali che ci interroga», sottolinea il segretario confederale Gianna Fracassi, riguardo alla sparatoria al tribunale di Milano. «Una persona – ha detto – è riuscita ad entrare armata e ci da il senso dei livelli di sicurezza. Un ragionamento sul tema della sicurezza dei lavoratori e di chi si reca negli uffici pubblici per avere risposte è necessario». Il segretario della Fp-Cgil Salvatore Chiaramonte ha evidenziato “l’insufficiente sicurezza a tutela degli operatori”. Sul fronte politico, il governatore della Lobardia, Roberto Maroni, si interroga: «È sconvolgente che una persona qualunque possa entrare armata a Palazzo di Giustizia. Non si è trattato di una organizzazione che ha compiuto dei sopralluoghi – ha commentato Maroni – e questo e ancor più sconvolgente». Identica reazione anche nelle file del Pd: «Assurdo che si possa entrare con una pistola in un tribunale, siamo proprio agli antipodi della parola sicurezza», dice il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel PD. «Continuiamo a parlare di De Gennaro, ma poi i luoghi dove si fa la giustizia sono in balia di chi ha le più cattive intenzioni», conclude Portas.