Siria, per la Ue sarebbero almeno seimila gli europei arruolati nella Jihad

«Sono circa cinquemila o seimila» i cittadini europei partiti in Siria per arruolarsi nella jihad: lo dice la commissaria europea alla Giustizia, Vera Journova, in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro. Nell’intervista, la responsabile della Commissione europea di Bruxelles afferma che il contrasto al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters al livello continentale «è importante perché ci sono sempre più casi che non riguardano un Paese in particolare ma diversi Stati membri: un jihadista francese può decidere di prendere un volo dalla Spagna, per esempio, poi di ritorno dalla Siria di tornare dall’Italia… al livello europeo, stimiamo le partenze per la Siria a circa 5.000 o 6.000 individui, di cui 1.450 in Francia, ma temiamo siano fortemente sottovalutate». Intanto si apprende che domenica sera l’Unità di crisi della Farnesina ha “posto in sicurezza” cinque connazionali, tra i quali tre minori, e un cittadino romeno dipendente di una società italiana, tutti evacuati da Sanaa, la capitale dello Yemen, a seguito degli scontri armati e dei combattimenti nel Paese. Lo riferiscono fonti della Farnesina. L’operazione, si apprende, è stata possibile con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni che ha facilitato l’imbarco dei connazionali su un aereo per espatriare 167 cittadini stranieri dal Paese. L’aereo con a bordo gli italiani è giunto domenica sera a Khartoum da dove i connazionali ripartiranno per l’Italia nelle prossime ore.

Dopo la Siria, anche lo Yemen alla guerra civile

L’Unità di crisi, precisano le fonti, ha già effettuato nei giorni scorsi altre operazioni per la messa in sicurezza di altri sei connazionali in Yemen con la collaborazione Onu e della Repubblica popolare cinese. La Farnesina sconsiglia assolutamente di recarsi in Yemen e di effettuare viaggi in tutto il Paese sin dal marzo 2011 e dal 10 febbraio scorso raccomanda ai cittadini italiani ancora presenti di lasciare il Paese. L’ambasciata d’Italia a Sanaa ha sospeso temporaneamente proprie attività dal 13 febbraio scorso. Nello Yemen la situazione peggiora di giorno in giorno: è di almeno 28 morti il bilancio degli scontri e dei raid aerei della coalizione a guida saudita sullo Yemen nelle ultime ore. Lo riferisce il corrispondente di Sky New Arabic. Almeno 15 i morti causati da un bombardamento nel centro del paese, mentre altre 13 persone, affermano fonti ospedaliere, sono rimaste uccise in violenti scontri ad Aden tra ribelli Houthi e forze fedeli al presidente Abed Rabbo Mansur Hadi.