La sinistra romana dice ancora no a una via per Almirante

Sarebbe stato un segnale a suo modo “storico” se l’assemblea capitolina, alla vigilia del 25 aprile, avesse voluto riconoscere l’intitolazione di una strada per Giorgio Almirante. Invece, la sinistra romana, in questo caso quanto mai rappresentativa di quella nazionale, ha mancato la sua occasione, dicendo ancora una volta no alle mozioni, due, che chiedevano un omaggio alla memoria dello storico leader del Msi.

Due mozioni e il no della sinistra

La prima mozione, presentata dal consigliere di Forza Italia Dario Rossin, è stata respinta con 19 voti contrari, 7 favorevoli e 2 astenuti.  La seconda, con lo stesso oggetto, era a firma del consigliere di Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera ed è stata bocciata con 19 voti contrari, 3 favorevoli e 3 astenuti. «È scandaloso e allucinante quanto successo in Aula, dove – ha commentato Rossin – la maggioranza di centrosinistra, che non ha i numeri né la forza per tenere aperta la seduta, ha però ritrovato compattezza per fendere la scure bolscevica e bocciare la mia mozione per intitolare una strada o una via a Giorgio Almirante». «Ritenevo che i tempi fossero maturi per una riflessione politica scevra da preconcetti e ideologie politiche perché – ha proseguito l’esponente azzurro – la statura e la caratura politica di Almirante meritano un atto ufficiale da parte di questa città, in cui rimane questo neo e questa mancanza che rende Roma orfana di un riconoscimento al più grande leader della destra italiana e precursore della destra europea».

Una occasione mancata

Due sole eccezioni si sono registrate nel voto: il sì degli esponenti del Partito democratico Ilaria Piccolo e Orlando Corsetti. Troppo poco per segnare una svolta non solo e non tanto nella toponomastica romana, quanto nel modo di affrontare, ormai a 70 anni esatti dalla Liberazione, il 25 aprile e ciò che significa. L’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, alla vigilia della ricorrenza, infatti, avrebbe potuto rappresentare un modo per dire che, sì, come è vulgata diffusa, quella data può davvero essere una occasione in cui tutti possono riconoscersi, una circostanza che unisce e non che divide, come invece si dimostra puntualmente ogni anno tra conformismo, posizioni strumentali e perfino beghe interne al fronte antifascista.

Il riconoscimento di Napolitano ad Almirante

D’altra parte, a indicare che quella strada poteva essere ormai percorribile fu, l’anno scorso, lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando in occasione del convegno organizzato alla Camera per il centenario della nascita dello storico leader del Msi, inviò un messaggio in cui diceva che «Almirante ha avuto il merito di contrastare impulsi e comportamenti anti-parlamentari che tendevano periodicamente a emergere, dimostrando un convinto rispetto per le istituzioni repubblicane, che in Parlamento si esprimeva attraverso uno stile oratorio efficace e privo di eccessi anche se spesso aspro nei toni. È stato espressione – aggiunse ancora Napolitano – di una generazione di leader che hanno saputo confrontarsi mantenendo un reciproco rispetto a dimostrazione di un superiore senso dello Stato». A distanza di quasi un anno da quel discorso, sinistra e antifascismo avrebbero potuto giovarsi di una “copertura” politica di altissimo livello per mettere da parte le strumentalizzazioni e dare nuovo senso alla ricorrenza del 25 aprile. Invece, hanno scelto di continuare a guardare indietro, dimostrando di non aver ancora ben capito cosa sia quel «superiore senso dello Stato» evocato da Napolitano e interpretato da Almirante.