Sindone, fede e mistero del sacro telo che mostra il volto di Gesù

La tradizione lo identifica come il lenzuolo usato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro, ma la storia della Sindone – che dal 19 aprile al 24 giugno sarà esposta nel Duomo di Torino – è segnata da tanti misteri, oltre che da continue controversie sull’autenticità della reliquia. La Sindone è un lenzuolo di lino, di forma rettangolare e dimensioni di circa 442×113 cm, sul quale è visibile la doppia immagine “in negativo’”del corpo di un uomo sottoposto a una serie di torture e infine crocifisso.

La Sacra Sindone tra scienza e fede

Nella parte superiore e in quella inferiore l’immagine è segnata dalle tracce dell’incendio che si sviluppò nel 1532 nella cappella del castello di Chambery, dove era custodito il lenzuolo ripiegato in una cassetta d’argento. L’ostensione 2015 è la seconda dopo il restauro del 2002, nel quale sono state rimosse le toppe che erano state apposte dalle Clarisse di Chambery. Tutti gli storici ritengono documentata la storia della reliquia a partire dalla metà del XIV secolo, data della sua apparizione. Sulla sua storia precedente e sulla sua antichità non c’è accordo: la datazione radiometrica con la tecnica del Carbonio 14, eseguita nel 1988 e ritenuta inadeguata dallo stesso ideatore, il chimico americano Willard Frank Libby, ha datato la realizzazione del lenzuolo tra il 1260 e il 1390, ma i sostenitori dell’autenticità della reliquia sostengono che i campioni utilizzati potevano anche provenire da parti rammendate dopo l’incendio del 1532. Alcuni studiosi ritengono che la Sindone sia l’autentico lenzuolo funebre di Gesù. Secondo questi la Sindone di Torino risalirebbe alla Palestina del I secolo. Gode poi di molto credito l’ipotesi che essa sia da identificare con il “mandylion” o “Immagine di Edessa”, un’immagine di Gesù molto venerata dai cristiani d’Oriente, scomparsa nel 1204 (questo spiegherebbe l’assenza di documenti che si riferiscano alla Sindone in tale periodo).

I Pontefici a favore dell’autenticità

Innumerevoli gli esami scientifici e medico-legali cui il reperto è stato sottoposto. Studi sindonici del 1981, compiuti dall’italiano Baima Bollone e dagli statunitensi Heller e Adler, hanno scoperto su campioni dei fili tracce di sangue umano del gruppo AB; dal canto suo il biologo svizzero Frei Sulzer ha individuato sul telo pollini di oltre 50 piante, presenti non solo in Europa, ma anche nelle aree palestinese ed anatolica. Ricercatori israeliani hanno inoltre trovato tracce di particolari piante appartenenti alla zona di Gerusalemme. La Chiesa cattolica non si esprime ufficialmente sulla questione dell’autenticità, lasciando alla scienza il compito di esaminare le prove a favore e contro, ma ne autorizza il culto come reliquia o icona della Passione di Gesù. «Sono convinto che sulla Sindone si debba ancora favorire la ricerca della scienza», afferma al riguardo l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Il custode pontificio del sacro telo apre alla possibilità di nuovi studi: «Se Papa Francesco vorrà riprendere questo percorso, lo faremo – dice – a patto che le ricerche siano condotte con onestà intellettuale, senza preconcetti e presupposti ideologici a priori». Diversi pontefici, da Pio XI a Giovanni Paolo II, hanno espresso il loro personale convincimento a favore dell’autenticità. E c’è attesa per quello che dirà Papa Francesco nella sua visita a Torino, in programma il 21 e 22 giugno.