Il reporter di France 2 intervista Assad e la gauche insorge. Lui non è Charlie

Nella Francia in cui tutti “sono Charlie” la libertà di stampa non deve essere garantita ai giornalisti della tv pubblica France 2. O almeno così vorrebbe la sinistra nazionale, che ha scatenato una feroce polemica contro la rete, rea di aver intervistato il presidente siriano Bashar al-Assad.

Vietato intervistare chi non piace alla gauche

«È semplicemente vergognoso», hanno tuonato diversi esponenti della gauche, che non hanno digerito quello che, al netto della censura ideologica, potrebbe essere considerato uno scoop o, per lo meno, un servizio giornalistico di sicuro interesse. Nel corso della sua intervista, resa a Damasco al giornalista David Pujadas, Assad ha fatto un bilancio dei quattro anni di guerra in Siria, durante il quale ha accusato la Francia di «appoggiare i terroristi», ma ha anche parlato di «contatti» tra i servizi di intelligence francesi e quelli siriani nella lotta contro i jihadisti dello Stato islamico, pur negando una collaborazione tra gli 007 dei due Paesi.

La replica del giornalista

«L’intervista è un disonore per il servizio pubblico», è l’accusa piovuta sul Tg da diversi esponenti della gauche, fra i quali il deputato socialista Francois Lamy, secondo il quale al presidente siriano sarebbe stata data la possibilità di propagandare le sue «bugie» senza che vi fosse alcune contraddittorio. «Bashar Al-Assad è uno dei protagonisti di uno dei conflitti più devastanti di questi ultimi vent’anni. Abbiamo un dovere di informazione sulla Siria, un dovere che esercitiamo ampiamente», ha replicato Pujadas, che, da conduttore del Tg delle 20, per i francesi è uno dei volti più familiari dell’informazione nazionale. «Poter intervistare Assad – ha aggiunto – è un esercizio giornalistico che contribuisce all’informazione dei nostri telespettatori».