Renzi ottiene la fiducia, ma 38 del Pd non votano: assenze pesanti

Renzi ottiene la fiducia sull‘Italicum (la prima delle tre previste) con 352 sì, 207 no e un astenuto. Ma 38 deputati del Pd non  votano. E si tratta di assenze pesanti: non hanno partecipato al voto, tra gli altri, Pier Luigi Bersani, Rosy Bidi, Gianni Cuperlo, Guglielmo Epifani, Roberto Speranza, Giglielmo Epifani, Enrico Letta. Al di là del rapporti di forza numerici che pendono decisamente dalla parte di Renzi, la sfida del 38 “ribelli”, per i loro nomi e per quello che rappresentano (o che hanno rappresentato) dentro il Pd è sintomo  eloquente del dramma  vissuto in questi giorni dentro il partito di largo del Nazareno e dell’immagine di divisione che comunque il Pd presenta al suo elettorato.

Orfini contro Letta e Bersani

Il senso del dramma piddino è ben rapprsentato da Cuperlo quando osserva  amaramente: “Non è una giornata semplice né serena. Amareggia e addolora non votare la fiducia perché mi sento parte di una comunità ma è un segnale legittimo e necessario per uno strappo incomprensibile”. Il senso della spaccatura è rappresentato anche dalle dichiarazioni di chi, come Matteo Orfini, s’è invece adeguato al diktat renziamo. Sono parole di critica verso i “dissidenti”, ma anche di amarezza. È “incomprensibile” –dice Orfini – la decisione di non votare la fiducia da parte di dirigenti del Pd, come Bersani e Letta, che hanno guidato il partito “in momenti molto più complicati, durante i quali è stata posta la fiducia senza discussioni”.

E Renzi “ringrazia” deputati che hanno votato la fiducia

Dall’inner circle di Renzi si tenta vivviamente di gettare acqua sul fuoco.  “Siamo in linea con i numeri delle altre fiducie. È il primo passo”, dice il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, uscendo dall’Aula della Camera ed esprimendo “soddisfazione” per il risultato. Anche il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini tenta di svelenire il clima. “Sulla fiducia c’è stato nel Pd uno strappo molto più contenuto di quello che si poteva pensare. Ora non affrontiamo questo passaggio per via disciplinare: non avrebbe senso”: così il dirigente dem risponde a un giornalista che gli chiede se ci saranno o meno sanzioni per i dissidenti. Chi non sembra minimante turbato dalla situazione dentro il Pd è Renzi, il quale lancia questo tweet  sottilmente beffardo: “Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona”. Riderà bene chi riderà ultimo?