Su Fb le foto-choc di Piazzale Loreto. Foti: «Giusto denunciare quella barbarie»

Le immagini della barbarie di  Piazzale Loreto, le foto dello scempio dei corpi di Benito Mussolini e di Claretta Petacci per molti decenni gli italiani non le hanno mai viste. Per molto tempo furono obliate, riemerse “a piccole dosi”, quelle meno truci prima e solo in tempi recenti quelle più atroci. Troppo vergognoso, “inopportuno”, diffondere foto traboccanti di ferocia come atto fondativo dell’Italia “liberata”. Pubblicare oggi quelle immagini dell’aprile di 70 anni fa su Facebook e sui social forum è giusto, è opportuno? Che valore ha la visione plastica di  quella sequenze? Lo chiediamo a Tommaso Foti, che ne ha pubblicate molte sul suo profilo Fb. Foti, già parlamentare e ora consigliere regionale di FdI in Emilia Romagna,  rivendica il valore morale di pubblicare sul profilo quelle immagini dove la pietas della civiltà umana si smarrì.

La forza e la verità delle immagini

«Certo che è giusto pubblicarle. Per tanti anni sono state occultate verità storiche e al di là di ogni giudizio politico che si possa avere oggi sul fascismo e su Mussolini è doveroso diffondere immagini che diano un senso diverso alle vulgate ufficiali. Per molto tempo sul  periodo che va dal 25 aprile in poi è stata veicolata  l’idea che “tutto dovesse andare a finire così”.  Niente affatto – dice Foti –  scorriamole queste immagini e ci rendiamo conto che Piazzale Loreto non è una pagina che può far parte della storia della civiltà». Sul suo profilo fioccano condivisioni, ma certo è che non a tutti piaceranno, qualche insulto si scorge, qualcuno si indignerà per la brutalità che queste emanano. Fb è così: «Non è questo che conta – risponde-  faccio politica nella “rossa” Romagna da quando ho 15 anni e gli insulti non mi hanno mai sfiorato né impedito di rivendicare le mie idee. Anche chi non condividerà la pubblicazione di queste fotografie forse capirà che una memoria è condivisa proprio se non si nasconde nulla, se non si occultano fotografie con contenuti bestiali come queste. Anzi, dovrebbe partire da qui lo sforzo di capire le ragioni degli altri e la constatazione che in quei “giorni radiosi” non ci furono processi regolari, tutto accadde in spregio del senso dell’umanità e del senso delle istituzioni».

«Un ammonimento, più di tante parole»

«Penso che più di tante parole, l’immagine possa essere un ammonimento per le generazioni future», aggiunge Foti, che  lo scorso dicembre ha presentato una mozione per chiedere la formazione di una Commissione d’inchiesta su quanto avvenne veramente in quei giorni del 1945, dopo il 25 aprile: «Sono vicende che hanno un nome e un cognome, responsabili definiti, gli assassini sono stati quasi idolatrati e personaggi di quel genere furono persino portati in Parlamento dal Pci. Ecco, queste foto dimostrano che chi si macchiò di quella barbarie non può essere ritenuto portatorie di libertà e di pietas», conclude Foti. Sul suo post scrive«28 – 29 aprile 1945. Non basta uccidere ‪#‎Mussolini‬ – e coloro che sono Lui – senza processo. Occorre essere barbari fino in fondo, come mostrano queste foto. ‪#‎L‬’Italia di Piazzale Loreto non e’ la mia ‪#‎Italia‬.

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