Pubblicità sessista: da Asti a Roma i sindaci-balia oscurano i cartelloni

«Se me la dai… te la pago subito»: è il claim comparso su grandi cartelloni pubblicitari, con tanto di modella in minigonna, che offre l’acquisto immediato di auto senza obbligo di acquistarne un’altra. Dopo Alessandria, anche il comune di Alba, nel Cuneese, ha disposto la rimozione della pubblicità accogliendo le numerose segnalazioni – e proteste – di cittadini. «L’amministrazione – ha spiegato il sindaco Pd di Alba, Maurizio Marello – rifiuta qualsivoglia forma di mercificazione o denigrazione del corpo femminile e non può permettere la pubblicazione di un messaggio denigratorio e lesivo della dignità delle donne».

Pubblicità sessista, anche il sindaco Marino fa il censore

Nei giorni scorsi anche la giunta Marino ha dichiarato guerra agli spot che offendono la dignità delle donne, paragonandole a oggetti o dipingendo una realtà in cui femminile è uguale a stare dietro ai fornelli e peggio ancora a supremazia sessuale. E l’attacco è arrivato da più fronti: da una parte con il nuovo piano regolatore delle affissioni pubblicitarie e il regolamento collegato che vieta di esporre pubblicità che contengano stereotipi e disparità di genere, veicolino messaggi sessisti violenti o rappresentino la mercificazione del corpo femminile e
dall’altra con l’introduzione del linguaggio di genere. «Gli spazi del Comune di Roma – ha spiegato il sindaco di Roma Ignazio Marino – potranno essere venduti solo a chi rispetterà le regole inserite nella delibera e quindi il corpo della donna non potrà essere associato a immagini che lo equiparano a un oggetto e in maniera sessista». In pratica, la metà delle campagne pubblicitarie degli scorsi anni, con questa virata delle giunte di centrosinistra, non potrebbe finire sui cartelloni e sui manifesti esposti in pubblico. Nessuna delle pubblicità scandalo, su tutte quelle di Oliviero Toscani ma anche alcune storiche di Armando Testa (ricordate la bionda della Peroni?), potrebbe più avere spazio o visibilità secondo i nuovi codici etici. Eppure, basterebbe far scegliere ai cittadini-consumatori. A bocciare una pubblicità sessista o di cattivo gusto, come quella della concessionaria di automobili piemontese, il più delle volte provvedono i cittadini non comprando il prodotto sponsorizzato. Senza bisogno del sindaco che, anziché pensare ad amministrare la sua città, preferisce fare da balia.