Prostituzione, si svegliano i senatori: basta con la legge Merlin, si cambia

Zone nelle città dedicate alla prostituzione,  possibilità di esercitare in casa, pagando le tasse, controlli sanitari per i sex workers e per i clienti obbligo del preservativo. E ancora contrasto alla tratta e reinserimento sociale. Prova a superare, dopo quasi sessant’anni, la legge Merlin il manifesto bipartisan per la regolazione della prostituzione, sostenuto da un vasto arco di partiti, dal Movimento 5 Stelle a Forza Italia. La proposta di legge è stata calendarizzata a Palazzo Madama nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia proprio nei giorni in cui a Roma si consumava la polemica sulla proposta di “quartiere a luci rosse” in una zona dell’Eur, proposta avanzata in modo confusionario dalla squadra di Ignazio Marino. Settanta parlamentari hanno presentato o appoggiato proposte analoghe. Secondo Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, «non c’è più nessuno in Italia che ritenga realizzabile il sogno della senatrice Merlin di abolire la prostituzione. Nelle proposte presentate c’è un 70% di background comune e un 30% di dibattito. Ma il parlamento deve sapere che coraggio non è affrontare il tema, doveroso, ma rimanere fermi».

 Prostituzione, finalmente si capisce che la Legge Merlin è stata un disastro

«Lo zoning può essere gestito dalle comunità locali. In alcuni contesti può essere preferibile, in altri si possono trovare risposte diverse», ha quindi spiegato Vargiu presentando alla Camera le proposte, i cui punti qualificanti sono il riconoscimento dell’attività di prostituzione, purché svolta «in autonomia e libertà», a livello fiscale, contributivo e previdenziale, vincolandola a test sanitari obbligatori, e l’individuazione di aree dedicate da parte degli enti locali, d’intesa con associazioni di settore e di cittadini. «Vogliamo fortemente contrastare la tratta e la riduzione in schiavitù che coinvolge 60 cartelli malavitosi», ha aggiunto la Spilabotte, scomunicata, come ha detto lei stessa da un parroco per le sue affermazioni. Sì all’associazione in cooperative, ma no alle case chiuse. Testimonial del manifesto è la escort transgender di origine turca Efe Bal, cui il fisco italiano contesta 700mila euro non pagati. Si è detta «onorata di pagare le tasse in Italia, ma chiedo la dignità di chi lavora, come un insegnante o un muratore». Efe si è anche proposta come «ministro dei lavori particolari» e si è autocandidata a una carriera politica: «Sarebbe la seconda volta che un transgender entra in Parlamento per parlare di questo problema».