La pretesa della lobby gay, riscrivere la storia in maniera politically correct

L’obiettivo, dichiarato, era quello di dimostrare che l’omosessualità è bandita e discriminata dai libri di storia e dalle biografie. Con queste premesse politically correct, quaranta anni fa Larry Kramer, scrittore Usa e attivista per i diritti gay, si è messo al lavoro setacciando documenti e archivi per sostenere che grandi presidenti come George Washington, Abraham Lincoln e Richard Nixon erano segretamente omosessuali. E come loro, lo sarebbero altri “mostri sacri” della vita pubblica e della cultura d’America, come gli scrittori Hermann Melville e Mark Twain.

Uno studio romanzato

Quaranta anni dopo l’unica cosa che Kramer è riuscito a tirar fuori per dimostrare la sua tesi è uno studio romanzato, corposo senz’altro ma pur sempre romanzato, di cui è stata pubblicata la prima parte di 800 pagine, che ha già spaccato gli Usa.
“The American People: Volume 1 – Search for My Heart” ha acceso ovviamente negli ultimi giorni il dibattito sulla stampa americana che non disdegna di accapigliarsi su queste tematiche. E oggi anche il britannico Guardian scende in campo.
Oggi Kramer ha settantanove anni e si gusta con ovvio piacere questo dibattito intorno al suo libro, un dibattito che, alla fine, è funzionale anch’esso alla pretesa della lobby gay, di accreditare come normale e naturale l’omosessualità. Anzi, persino innaturale è l’eterosessualità.
«Può sembrare finzione, ma non lo è», assicura Kramer.
Che, per accreditare la sua tesi, ricorda come la maggior parte dei saggi storici sia stata scritta da eterosessuali: «Non è stato scritto un solo libro di storia in cui persone gay facciano parte della Storia dai suoi inizi. E’ ridicolo pensare che noi (gay) non ci siamo stati da sempre».
Secondo Kramer – autore di pièce teatrali come “The Normal Heart” e “The Destiny of Me” e del romanzo mai pubblicato “Faggots” (termine dispregiativo per definire i gay), la biografa ufficiale di Lincoln, Doris Kearns Goodwin, ebbe una «crisi isterica» quando le fu suggerita l’ipotesi dell’omosessualità del presidente che abolì la schiavitù, «ma solo perché lei non l’aveva scritto per prima».
Sempre secondo lo storico, l’uomo che assassinò Lincoln, John Wilkes Booth, lo fece non perché partigiano dei Confederati che stavano perdendo la Guerra Civile, ma perché il presidente lo aveva “rifiutato”.

Che cos’è la “gaydar”

«Basta solo guardare le fotografie di Wilkes e dell’altro cospiratore (contro Lincoln), Lewis Powell per vedere come fossero pieni della propria bellezza. Noi la chiamiamo “gaydar” (fusione delle parole “gay” e “radar”, cioè la capacità intuitiva degli omosessuali di scorgere analoghi orientamenti negli altri, ndr), una qualità che gli storici “etero” non possiedono»:
E così anche Mark Twain, secondo Kramer, «ebbe una intensa vita gay». Solo una provocazione dunque?
Lo storico Ron Chernow – autore di una biografia su Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, che Kramer sostiene fosse apertamente omosessuale – sostiene che «non si può saccheggiare la storia per metterla al servizio della propria agenda politica», e altri affermano che “The American People” non fornisce alcuna prova documentale concreta di quanto afferma.
Ma in difesa di Kramer accorre, ovviamente, l’attivista per i diritti Lgbt, Aaron Hicklin, secondo cui la presenza degli omosessuali nella storia viene fatta risalire cronologicamente indietro a Oscar Wilde. Prima, secondo Aaron Hicklin, sembra che l’omosessualità non sia mai esistita. Un po’ poco, però, per riscrivere la storia in chiave gay attraverso le “sensazioni” gayradar di un 79enne.