Orrore jihadista in Pakistan: a 14 anni arso vivo perché cristiano

Orrore jihadista in Pakistan. Nauman Masih, un 14enne cristiano che è stato dato alle fiamme da un gruppo di giovani musulmani. È  morto nell’ospedale di Lahore. Lo riferisce l’Agenzia Fides. Il ragazzo era stato fermato e aggredito dopo aver dichiarato di essere cristiano. I giovani lo hanno cosparso di benzina. Aveva riportato gravi ustioni sul 55% del corpo. Secondo alcuni osservatori, l’orrore  può essere una vendetta dopo il linciaggio di due musulmani avvenuto a Youhanabad in seguito all’attentato alle due chiese del 15 marzo. Qualsiasi ne sia il pretesto, è certo che ci troviamo davanti a un atto di ferocia inaudita, che la dice purtroppo lunga sul processo di degenerazione disumana che sta interessanto i settori più radicalizzati della popolazione musulamana nel mondo. È come se i gruppi jihadisti fossero impegnati in una atroce gara all’insegna dell’orrore. Qualche mese fa le tremende immagini del pilota giordano arso vivo dagli aguzzini dell’Isis. Oggi l’orrore del ragazzo pakistano, vittima  innocente di una guerra senza senso che pare avere per obiettivo solo la disumanità fine a se stessa . E tutto questo mentre giungono a ritmo pressoché giornaliero le notizie degli scannamenti a opera dell’Isis in Medio Oriente e in Nordafrica, la scoperta di  fosse comuni in Iraq, le efferatezze di Boko Haram in Nigeria, le stragi di Al Shabaab in Kenya. Orrore senza senso, orrore senza fine. E un motivo di vergogna in più per una comunità internazionale che assiste inerte al dispeigamento della strategia del massacro.