Nuovo ordine d’arresto per Cosentino: è accusato di corruzione

Nuova ordinanza di custodia cautelare per l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, già detenuto in carcere e ora accusato dalla Dda di Napoli del reato di corruzione. Ordine di arresto anche per il cognato di Cosentino e un agente di Polizia penitenziaria e obbligo di dimora per la moglie di Cosentino. L’accusa è quella di aver ottenuto favori da agenti di Polizia penitenziaria nel carcere di Secondigliano, a Napoli. Gli agenti gli avrebbero fatto pervenire messaggi di parenti e congiunti e gli avrebbero recapitato alcuni oggetti. A consegnarli sarebbe stato il cognato, Giuseppe Esposito, 54 anni, filmato durante incontri con gli agenti penitenziari.

Cosentino agli arresti dal 3 aprile 2014

Attualmente detenuto nel carcere di Terni, l’esponente del Pdl è anche coinvolto nell’inchiesta Eco4 della Dda che lo raffigura come referente in ambito nazionale del clan dei Casalesi nel settore in particolare dei rifiuti. Intervenendo nell’udienza del 16 aprile, Cosentino ha parlato di«accuse fantascientifiche. Dell’ultimo pentito, Giuseppe Valente, ex presidente del Consorzio Caserta4 di cui l’ex coordinatore Pdl, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato il grande manovratore in combutta con il clan Bidognetti e gli imprenditori collusi Sergio e Michele Orsi, Cosentino dice che «afferma cose assurde per compiacere le tesi accusatorie».

La difesa di Cosentino: «Contro di me processo politico»

«Ho sempre creduto nella giustizia – ha spiegato – ma non pensavo che l’accusa portasse in aula oltre 100 testimoni per dimostrare il reato di concorso esterno, ma si sa, sono indagato a vita». Cosentino ribatte poi nel dettaglio le accuse. Di Impregeco, la società che secondo la Dda l’ex politico avrebbe messo in piedi per fare un favore alla camorra e realizzare un termovalorizzatore a Santa Maria la Fossa (mai realizzato, ndr) in alternativa al progetto di Fibe Campania, Cosentino dice che «è stata un totale fallimento voluta da Facchi e Bassolino. L’Impregeco è nata nel febbraio 2002 ed è morta nel novembre dello stesso anno e inoltre era una Srl, per cui non aveva le risorse per realizzare un impianto che vale quasi 500 miliardi di lire. Non capisco come l’accusa non abbia compreso questa circostanza». Sempre per la Dda Cosentino fu il regista del blocco nel 2002 della discarica a Santa Maria la Fossa di Parco Saurino, con l’obiettivo di mettere in difficoltà Fibe e avvantaggiare l’Impregeco. «Scendemmo in piazza – ha spiegato Cosentino – con migliaia di persone per opporci alla decisione del Commissariato dei rifiuti diretto da Bassolino di delocalizzare proprio a Santa Maria la Fossa, area dove già esistevano numerose discariche, il termovalorizzatore che inizialmente la Fibe voleva creare a Battipaglia (Salerno). Salerno come Napoli erano allora governate dal centro-sinistra e Bassolino non poteva rischiare di perdere consensi; così scelsero Caserta.