Il Ncd non molla la poltrona e minaccia Renzi: «Non ci mortifichi, oppure…»

A quella poltrona libera nel governo il Ncd non vuole rinunciare e lo fa capire a chiare lettere al governo. «O abbiamo un dicastero dello stesso elevato peso politico dei Trasporti, oppure un ministero di serie B che ci fa passare per poltronisti senza farci conquistare un reale peso nel governo», dice il deputato Ncd Fabrizio Cicchitto in un’intervista a Repubblica. «Quanto successo sulle dimissioni di Lupi e l’attribuzione del suo ministero a Delrio mi porta a dire che non si può essere garantisti per gli amici e giustizialisti con i nemici o addirittura con chi è nella stessa maggioranza di governo». Cicchitto riflette poi sul percorso politico che si prospetta per Ncd e al giornalista che gli chiede se il suo partito sarà fuori o dentro il governo dice: «Questo governo non ha alternative positive ma solo distruttive. Quindi al netto delle indubbie tendenze prevaricatrici di Renzi non c’è alternativa perché si determinerebbe un’altra crisi che porterebbe a elezioni anticipate con vittoria a mani basse del centrosinistra». “D’altra parte, continua Cicchitto, dobbiamo inserire nel governo elementi della nostra posizione moderata riformista: la riduzione della pressione fiscale per le imprese in modo da tagliare le tasse e una riflessione complessiva sulla giustizia che parta dalla separazione delle carriere e dalle intercettazioni».

Il Ncd tra minacce e mani tese a Renzi

«La Costituzione la conosciamo ma sappiamo anche che siamo legati al presidente del Consiglio da un vincolo di fiducia reciproco». Ha risposto così il presidente del gruppo al Senato di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani, nel corso di un’intervista a Rainews24 al premier Matteo Renzi che ieri dalle colonne de Il Messaggero aveva ribadito che spetta al presidente del Consiglio proporre i ministri. «Non vi è dubbio – continua Schifani – che il nostro ordinamento prevede che la proposta dei futuri ministri spetti al Capo del governo, ma in un governo di coalizione i ministri si condividono, si concordano e si discutono. Quindi si trova sempre un’intesa sulla base di un rapporto di reciproca fiducia come quello che dovrebbe essere e sarà tra Ap e Pd». «Parleremo all’interno del nostro partito, anche tra i gruppi parlamentari, ed indicheremo una figura ampiamente condivisa. E’ un passaggio delicato dove dovremmo fare in modo che vi sia il massimo di convergenza al nostro interno sulla persona che indicheremo. Uomo o donna che sia, perché l’indiscrezione secondo la quale dovrebbe essere una donna non mi risulta», prosegue Schifani che quindi conclude: «Il ministro Lupi era un uomo e quindi non vedo perché debba essere necessariamente una donna. Ma se per caso dovessimo decidere per una donna valuteremo in autonomia e con piena discrezionalità».