“Erano aggrappati ai morti”: così i soccorritori hanno trovato i naufraghi

«Aggrappati ai morti per non finire a fondo»: si sono salvati così due dei 28 sopravvissuti alla strage di due giorni fa al largo della Libia. Secondo quanto si apprende dai soccorritori che li hanno recuperati, i due annaspavano in mezzo ai cadaveri, urlando con le ultime forze per attirare i gommoni che perlustravano la zona. I soccorritori sono arrivati nella zona dove si è capovolto il barcone a notte fonda e immediatamente hanno iniziato le ricerche a bordo dei gommoni. «Durante le ricerche in mare dei cadaveri – raccontano – abbiamo trovato due persone vive in mezzo ai morti. Erano allo stremo delle forze – aggiunge chi ha partecipato all’operazione di recupero – hanno urlato con le loro ultime forze perché hanno sentito il rumore del motore e siamo riusciti ad individuarli e a salvarli. Non avrebbero resistito ancora a lungo».

La mafia non c’entra nulla

«I sopravvissuti al naufragio a largo della Libia sono solo uomini. Al momento un unico testimone ha parlato di 200 donne e 50 bambini tra le vittime», ha spiegato oggi il procuratore di Catania Giovanni Salvi precisando anche che “al momento non sappiamo se tra i sopravvissuti ci siano anche scafisti”. Il magistrato ha precisato che certamente “non lo è il migrante ricoverato nell’ospedale Cannizzaro di Catania”. E l’ipotes di un coinvolgimento di Cosa Nostra? «Non ci risulta che ci siano collegamenti con la mafia nel traffico di migranti, ma c’è l’ipotesi di reato sullo sfruttamento degli affari nella gestione dei centri accoglienza», ha aggiunto Salvi, sottolineando che “non ci sono collegamenti tra l’inchiesta sul naufragi e quella della procura di Palermo che ha portato all’esecuzione di provvedimenti restrittivi al Cara di Mineo”.