Napoli, ragazzo morto per il crollo del cornicione: è colpa di De Magistris?

A Napoli continua a suscitare sgomento la morte di Salvatore Giordano, il ragazzo ucciso dal crollo di un fregio della centrale Galleria Umberto, dove malauguratamente nove mesi fa era passeggio con degli amici. Una tragica fine, la sua, su cui si continua a disquisire in merito alle responsabilità. E tra polemiche e accuse, incombenze e giustificazioni, resta il fatto che un ragazzo di appena 14 anni è rimasto vittima di un incidente frutto dell’incuria.

Napoli e la morte di Salvatore Giordano

Dunque, tra perizie tecniche e controversie legali, è l’avvocato della famiglia, Angelo Pisani, a tracciare una linea di confine netto tra opinabile ed effettivo, ribadendo che «la manutenzione dei cornicioni di edifici pubblici è di competenza del Comune di Napoli», per cui, ne consegue, la prematura morte del giovane napoletano sarebbe «una precisa responsabilità pubblica». Un punto fermo, quello siglato dal legale, messo nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, in lacrime, il padre del giovane, Umberto e la madre, Margherita Simeoli, e durante la quale l’avvocato dei familiari ha voluto sottolineare a più riprese come e perché, a loro detta, la responsabilità di quella dolorosa vicenda sia da attribuire alla gestione pubblica del sito. Peraltro, nei giorni scorsi le risultanze della perizia tecnica del consulente nominato dalla Procura, Nicola Augenti, hanno evidenziato a loro volta l’onere pubblico nella gestione della Galleria, e la mancanza di manutenzione. «Secondo i periti, dalle carte emerge che da centinaia di anni la gestione di quella parte della Galleria è di competenza del Comune di Napoli». La verità, dunque, ha rilanciato con forza il concetto l’avvocato Pisani, è che «la prima causa di tutto questo è la mancanza di una seria politica di manutenzione».

La famiglia contro De Magistris

«Salvatore ci dà la forza di sopravvivere, di andare avanti per gli altri nostri due figli, e per trovare la verità: ma la nostra non è vita», ha aggiunto la mamma che, nell’affrontare nuovamente quei giorni di choc e di dolore, è tornata a chiedere le dimissioni del sindaco De Magistris, a sua detta «principale responsabile della morte di Salvatore». «Non è in grado di svolgere il suo ruolo», ha quindi concluso la sua invettiva la madre del quattordicenne rimasto ucciso dal crollo di un frammento della Galleria. De Magistris, da parte sua, rinvia il problema delle attribuzioni delle colpe e delle responsabilità alla magistratura, non tenendo conto contestualmente dei responsi delle perizie tecniche. A proposito delle quali, dopo la diffusione dei contenuti e dei risvolti, il primo cittadino di Napoli ha spiegato che «se dovessero essere individuate responsabilità individuali, il Comune agirà di conseguenza», non senza aggiungere che «le attività dei consulenti non sono il Vangelo», rinviando quindi al «pm che dovrà concludere le indagini», e poi, «al processo».