Monumento a Rodolfo Graziani, la Regione Lazio riapre le polemiche

Si arricchisce di un nuovo atto il lungo braccio di ferro tra la Regione Lazio e il Comune di Affile intorno all’intitolazione del Museo del soldato alla memoria di Rodolfo Graziani, il ministro di Salò originario della cittadina in provincia di Roma.

La delibera della Regione Lazio

Alla vigilia del 25 aprile, la Regione Lazio ha deciso di scagliare una nuova offensiva contro la decisione del piccolo comune, assunta ormai tre anni fa: ritiri la delibera con cui il monumento è stato dedicato a Graziani o la Regione ritirerà il finanziamento per i lavori. Finanziamento, c’è da ricordare, concesso nell’ottobre del 2013 e non ancora erogato. «La suindicata intitolazione – si legge nel documento della Regione Lazio – costituisce inadempimento del beneficiario alle condizioni statuite in sede di erogazione del finanziamento per acclarato sviamento dei fondi acquisiti rispetto al programma finanziato, in quanto dalla documentazione, sulla base della quale è stato disposto il finanziamento medesimo, manca ogni riferimento alla dedicazione del piccolo museo del soldato al gerarca fascista Graziani, venendo così meno, per fatto imputabile al beneficiario, il pubblico interesse che aveva inizialmente determinato l’amministrazione regionale».

Una vicenda nota da anni

Pur ammettendo che, come si legge nella delibera, il Comune non abbia fatto alcun riferimento all’intitolazione a Graziani, però la vicenda è nota ormai da anni, essendo stata al centro di infinite polemiche, interrogazioni parlamentari, esposti, manifestazioni di protesta e iniziative per far rimuovere il sacrario. Perché, dunque – ci si chiede – la Regione ha deciso di tornare a sollevare un polverone proprio ora, tanto più che già due anni fa fu costretta a erogare quei finanziamenti che ora minaccia di ritirare e che ammontano a 67mila euro? Inoltre, in più occasioni il sindaco di Affile, Ettore Viri, ha spiegato e ribadito il senso dell’intitolazione del monumento a Graziani, chiarendo nelle intenzioni della sua giunta non vi è nulla che possa rientrare nel perimetro della legge Scelba, che invece la Regione ha ritenuto di evocare in questa sua ultima delibera. «Graziani è solo il nostro concittadino più famoso ed era colonnello già prima dell’avvento del fascismo: se la storia avesse avuto un corso diverso, noi lo avremmo celebrato lo stesso nel nostro parco dove c’è uno spazio dedicato a tutti i soldati», ha detto in passato il sindaco, aggiungendo che «le critiche sono fatte dai mistificatori della realtà: Graziani fu soltanto un eroe e non un criminale di guerra».

Il Comune pronto al decreto ingiuntivo

Dunque, guardandola dal punto di vista di Viri non vi è alcuna giustificazione, se non ideologica e forse anche propagandistica, per cui la Regione o chiunque altro possa opporsi alla decisione presa all’interno della piccola comunità della Valle dell’Aniene. E così, come non lo hanno fatto negli anni precedenti, anche in questa occasione al Comune di Affile non hanno alcuna intenzione di cedere il passo: l’ente comunale, dopo aver sollecitato il pagamento alla Regione, avrebbe deciso di rispondere con un decreto ingiuntivo per ottenere i fondi, mentre Fdi ha presentato un’interrogazione a Zingaretti e all’assessore al Bilancio.