Marò, tempo scaduto per Latorre: giovedì la Corte indiana decide sul rinvio

La Corte Suprema ha accettato a Nuova Delhi di discutere giovedì una richiesta di proroga avanzata dai legali del marò Massimiliano Latorre, attualmente in Italia per seguire un programma terapeutico dopo l’ictus subìto alla fine di agosto 2014. La richiesta è stata accolta nell’aula tre della Corte dai giudici Anil R. Dave e Kurien Joseph, gli stessi che il 14 gennaio scorso concessero al nostro marò una estensione di tre mesi del permesso ottenuto in settembre.

Uno spiraglio per i marò?

Settimana decisiva per Latorre che da settembre segue in Puglia un programma di riabilitazione dopo l’ictus che lo ha colpito alla fine di agosto. Il 12 aprile (domenica), infatti, il marò dovrebbe tornare in India al termine del secondo permesso di tre mesi concessogli dalla Corte Suprema indiana. Il tipo di reazione che la Corte di Nuova Delhi avrà davanti a questa istanza permetterà una valutazione, magari indiretta, dello stato di avanzamento di tutto il drammatico caso dei marò irrisolto da oltre tre anni. Non si hanno notizie certe sull’esito di una  proposta italiana che sarebbe al vaglio del governo indiano.

Gli scenari possibili

Nel caso della concessione dell’estensione del permesso si creerà un altro spazio temporale che diplomazia e politica dovranno sfruttare al meglio per mettere fine alla drammatica vicenda dei due marò. In un eventuale scenario di rigetto della richiesta, invece, il governo italiano deciderà sul da farsi, l’impegno dei governi che si sono succeduti in questi tre anni non ha brillato per efficienza e coerenza. Quanto succederà, peraltro, avrà un riflesso sull’altro marò “sequestrato” in India, Salvatore Girone, che continua a risiedere nell’ambasciata d’Italia e che, in occasione delle festività pasquali, ha ricevuto da alcuni giorni la visita della moglie e dei suoi due figli. Una sua richiesta di permesso per recarsi in Italia e ricongiungersi con la sua famiglia è stata respinta a metà dicembre e questo ne ha fatto  quasi un ostaggio nelle mani della giustizia indiana, complicando una situazione di per sé già estremamente difficile.