Marine Le Pen vince ancora: il “Time” la incorona nei “Top 100” del mondo

È uno dei cento personaggi più influenti nel mondo. Per Marine Le Pen l’ennesima conferma, non è una meteora, è radicata sul territorio, ha un elettorato in continua crescita, supera con estrema facilità le campagne di fango che gli avversari costruiscono contro di lei, è riuscita a conquistare simpatie e consensi anche in altri Paesi europei. E ora il tutto viene “certificato”: è stata inclusa nella prestigiosa lista del settimanale Time, nei Top 100 del pianeta c’è la leader del Front National.

 Per Marine Le Pen un riconoscimento significativo

Marine Le Pen ha festeggiato l’evento: «È un riconoscimento – ha detto – che dimostra come il cambiamento politico portato dal mio partito viene notato su entrambe le sponde dell’Atlantico» La leader del Fn ha partecipato a New York alla serata di gala dedicata appunto ai Top 100. Tra loro, c’era anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Anche Hollande si arrende all’avanzata di Marine Le Pen

In Francia, nonostante Sarkozy continui nel “vorrei ma non posso” (si parla sempre di possibile intesa salvo poi tirarsi indietro all’ultimo momento, in nome di un arco costituzionale in salsa parigina), c’è chi invece ha deciso che la criminalizzazione non paga. A sorpresa, infatti, François Hollande ha dichiarato che alle presidenziali, in caso di ballottaggio, accetterà il confronto tv con Marine Le Pen:  «Il Front National non è un partito repubblicano, ma fa parte della Repubblica, cosa che non fece Jacques Chirac con Jean-Marie. È una presa d’atto, quella di Hollande. I socialisti da tempo hanno paura dell’avanzata elettorale del Front National, sono convinti che Marine riuscirà a spuntarla e quindi non la si può né ignorare né mettere all’angolo. Il giochino non funziona più. Per Hollande, però, le cose si mettono male, anche perché sbaglia argomentazioni e continua a sostenere tesi indifendibili, come quella appunto su Marine Le Pen che, a suo giudizio, «parla come un volantino del Partito comunista degli anni Settanta, pensa che si possano chiudere le frontiere, nazionalizzare le industrie e lasciar uscire capitali dal nostro paese senza rischio… la differenza è che il Partito comunista non chiedeva che si cacciassero via gli stranieri». È abbastanza paradossale parlare della Le Pen come una figlia dei comunisti, dopo averle dato della neofascista per anni.