L’Italia vada in Libia ad affondare i barconi vuoti degli scafisti

L’Italia non può più gestire da sola e senza reazione la massa di immigrati provenienti dalla Libia, il cui territorio è ormai fuori controllo. Mentre la diplomazia fa il suo corso per favorire un’intesa tra le tribù (unica soluzione per ridare stabilità al paese), va messa in campo un’azione militare mirata e risolutiva. La soluzione è più semplice di quel che si pensi ed è già stata sperimentata verso la fine degli anni ’90 in Albania con interventi di corpi speciali e servizi segreti italiani. Era il periodo dei barconi stracarichi di albanesi, la situazione stava precipitando, la tensione sociale saliva di giorno in giorno. A Palazzo Chigi c’era Massimo D’Alema come presidente del Consiglio, al Viminale Rosa Russo Iervolino era il ministro dell’Interno. Dopo un accordo col governo albanese i nostri servizi segreti pianificarono un’azione chirurgica che stoppò gli sbarchi di massa con i barconi. Gli 007 individuarono tutte le imbarcazioni degli scafisti dislocate nei porti di Durazzo e Valona, preparando il terreno ad unità speciali che le affondarono in porto. Senza le loro carrette i mercanti di uomini non potevamo più avviare il loro traffico e capirono anche che l’Italia aveva deciso di far sul serio e di dire basta.

Con i barconi va fatto quel che facemmo in Albania

Oggi l’Italia dovrebbe intervenire in Libia con lo stesso schema. I nostri servizi di intelligence sono in condizioni di censire scafisti e scafi, preparando la mappa di un attacco mirato e chirurgico, già sperimentato con successo e dagli effetti immediati. Il presidente del consiglio Matteo Renzi e la scarsa commissaria europea Federica Mogherini dovrebbero ottenere il via libera dall’Europa e procedere senza indugi. In pochi giorni si potrebbero affondare tutte le carrette del mare con cui vengono traghettati migliaia di disperati e lasciare gli scafisti senza mezzi. Se i trafficanti di uomini hanno mezzi per partire avranno sempre clienti bisognosi di lasciare guerre o fame, se invece non avranno più come portarli in Italia dovranno inevitabilmente fermarsi. Se li si lascia partire non potrà che continuare ad accadere quel che abbiamo visto. Migliaia e migliaia di sbarchi impossibili da gestire e migliaia di morti in mare. Una situazione esplosiva, inaccettabile e non dignitosa per chi ha bisogno d’aiuto. Se i barconi mollano gli ormeggi libici la friattata è già fatta, perché una volta in mare non si può che soccorrere ed accogliere chi scappa da realtà così complesse. La tradizione umanitaria italiana e le leggi ci impongono questo, ma se l’Italia resta ferma rischia un’invasione che porterà il problema nelle viscere del nostro paese.

Europa e Onu facciano il loro dovere in Libia

Una mossa di questo tipo costringerebbe poi l’Europa e l’Onu a fare il loro dovere, aprendo in Libia dei campi profughi con personale internazionale dove accogliere gli immigrati e distinguere chi ha diritto all’asilo politico perché scappa da guerra e repressione e chi invece è solo alla ricerca di fortuna, privilegiando ovviamente i primi e gestendo i flussi dei secondi in limiti assorbibili ed accettabili. Con una strategia di questo tipo l’Italia dimostrerebbe di essere una Nazione, colpirebbe senza se e senza ma i trafficanti di uomini e di morte, salverebbe molte vite e darebbe una lezione all’Europa e al’Onu, costringendole ad agire in territorio libico.