Libia, la Ue spreca soldi e tempo per elucubrare operazioni irrealizzabili

Questa sarebbe da ridere se non desse la misura di quanto l’Unione Europea sia fuori dalla realtà e anche in malafede: sono cinque le opzioni di operazioni di “sicurezza e difesa” che la Ue potrebbe attivare in Libia se si formasse un governo di unità nazionale, ci fosse un mandato Onu e il nuovo governo libico lo chiedesse. Già nelle premesse è chiaro che il rischio di lavorare la Ue non lo corre, giacché la Libia è alla guerra civile da tempo, i signori della guerra mettono le taglie sui loro nemici e le tribù si bombardano a vicenda. Un governo di unità nazionale non è per ora, e questo i burocrati di Bruxelles lo sanno bene. Ma chiacchierare non costa nulla. Le cinque opzioni sono indicate nella bozza del documento che l’alto rappresentante Federica Mogherini sottoporrà lunedì prossimo al consiglio Esteri.

La Ue chiacchiera a folle e sogna operazioni impossibili

In ogni caso la presenza militare dovrebbe essere “leggera” e le missioni essere soprattutto civili. Le opzioni previste vanno dal “sostegno al monitoraggio dei cessate il fuoco locali”, dove la Ue potrebbe contribuire con un monitoraggio aereo, alla messa in sicurezza delle infrastrutture strategiche (edifici governativi con la creazione di una “green zone” a Tripoli, la protezione del porto e dell’aeroporto della capitale nonché degli impianti petroliferi), delle frontiere libiche, delle frontiere regionali (includendo le missioni civili esistenti in Mali e Niger) fino a “operazioni di sorveglianza marittima” che avrebbero il mandato di bloccare “il contrabbando di armi e munizioni e/o il monitoraggio delle attività Isis” e “potrebbero essere estese alla sorveglianza e controllo del traffico di petroliere in entrata e uscita dalle raffinerie libiche”. L’area delle operazioni marittime sarebbe a sud dei limiti dell’attuale operazione Triton e “dovrebbe avere l’approvazione” dei Paesi vicini, ovvero Tunisia ed Egitto. Inoltre “un’attenta considerazione” sarebbe “necessaria sul fattore di incremento per i flussi migratori che tale operazione potrebbe innescare”. Nel documento si avverte che “la percezione di un’operazione militare estera vicino alle sue frontiere potrebbe indebolire la transizione politica che la Ue cerca di sostenere”. In ogni caso tale operazione “dovrebbe essere sostenuta” da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Insomma, tutto da ridere: non si capisce come la Ue, ammesso che ne avesse il coraggio e la voglia, potrebbe monitorare alcunché e tantomeno l’attività dell’Isis. Pensino piuttosto a fermare gli sbarchi come aveva fatto il governo Berlusconi anziché perdere tempo e risorse su documenti irrealizzabili.