L’aula rovente evoca il fascismo nel giorno in cui ricorre la morte del Duce

I fantasmi del passato, gli incubi del presente. Mai come nella giornata in cui Matteo Renzi ha deciso di mettere la fiducia sull’Italicum l’evocazione del fascismo è stata tanto ricercata, utilizzata e lanciata come guanto di sfida. Persino Renato Brunetta, fino a ieri preoccupato di difendere il “suo” Cavaliere dalle orde antiberlusconiane che vedevano in Arcore una succursale di Palazzo Venezia, si è lasciato andare all’insulto più quotato e copiato pari pari dalle ardenti schiere dei Cinquestelle: “Il fascismo renziano non passerà”. E ciò mentre si inveiva contro il dittatore Renzi da parte dei grillini al grido di “vergogna” “vergogna”, “fascisti” “fascisti”… . Che poi, come ha scritto su Twitter il pd Andrea Romano, l’unico titolato a parlare sull’argomento fascismo era Ignazio La Russa, il quale ha esortato gli altri colleghi dell’opposizione a stare coi piedi piantati nell’oggi. “Io non dico che la presidente Boldrini procede come un carrarmato sovietico, no, come un carrarmato qualunque…”. Ma quelli non l’hanno sentito ed ecco avanzarsi Angelo Sannicandro, compagno di Sel, e lagnarsi dinanzi a un’inflessibile Boldrini: “Avete cantato Bella ciao e ora mettete questa fiducia fascista…”.

Ricorre l’anniversario della morte del Duce, e alla Camera non si parla che di fascismo

Tutto parla di fascismo nel giorno in cui ricorre la morte di Benito Mussolini e in cui i nostalgici si danno alle messe in memoria mentre una classe politica impazzita gioca con i paragoni storici… Un giorno “specialissimo” per il Duce, il cui ricordo è ancora talmente forte da fargli conquistare la seconda posizione in classifica tra i topic trend di Twitter. Se ne parla, se ne parla, con onore e disonore, ma soprattutto a sproposito. E Renzi? Renzi più che fare il fascista fa il bulletto da tastiera: ho messo la fiducia e allora? Se volete mandatemi a casa, tiè.

Accuse di fascismo, insulti alla Boldrini. Speranza non vota la fiducia

E intanto l’aula di Montecitorio davvero si trasforma in un bivacco lessicale. Dalle file grillino si leva un grido all’indirizzo di Laura Boldrini. I giornalisti si chiedono: ma che, le hanno urlato “cornuta”? Da come la presidente si arrabbia sembrerebbe che sì, l’impronunciabile insulto sia stato pronunciato. Invece no, le hanno gridato “collusa”. E hanno anche dato della “serva” a Maria Elena Boschi. E insomma è tutto un parapiglia. Una babelica mescolanza di concetti del passato e di propaganda attuale, ma per sapere come va a finrie non è tra le file pentastellate che bisogna guardare ma tra quelle dei democratici. Dove il solito Civati minaccia di andarsene. Non è una novità. Le dolenti note le pronuncia invece il capogruppo Roberto Speranza: non voto la fiducia – dice – da Renzi errore gravissimo.