L’Anm perde la pazienza con D’Alema: «Basta polemiche, pensiamo ai reati»

Anm, se anche le toghe perdono la  pazienza con D’Alema, vuole proprio dire che stavolta l’ex Lìder Maximo ha passato il segno.  “Fermare l’attenzione sui fatti gravi di corruzione che stanno emergendo, non sulle polemiche”: è infatti questo l’invito che viene dall’Associazione nazionale magistrati dopo due giorni di roventi polemiche. La sollecitazione è rivolta alla stampa, ma il destinatario è proprio l’ex premier. “Mi aspetterei che si condannassero i fatti gravi che stanno emergendo piuttosto che la pubblicazione delle intercettazioni” dice  il segretario dell’Anm Maurizio Carbone, che tuttavia ricorda come il sindacato delle toghe abbia “più volte” sostenuto la necessità di trovare una soluzione a una questione che è certamente “delicata”. “Bisogna trovare una soluzione che contemperi l’interesse all’accertamento dei reati, con la tutela della riservatezza, non solo dei terzi estranei, ma anche degli stessi indagati e con il diritto di informazione che è sacrosanto”. Innanzitutto, dice l’esponente dell’Anm,  “vanno rispettate le regole che già esistono e che impongono di inserire nei provvedimenti giudiziari solo intercettazioni rilevanti e funzionali al processo, escludendo quelle che non lo sono. Così come i giornalisti devono evitare di pubblicare notizie che non hanno rilevanza tale da giustificare una scelta del genere”. E poi va prevista “un’udienza stralcio per distinguere e distruggere le intercettazioni irrilevanti; una valutazione che può fare solo il giudice all’esito del contraddittorio”. Sulla rilevanza dell’intercettazione in cui si fa il nome di D’Alema, l’Anm non si sbilancia: “il problema è capire se quella intercettazione è davvero inutile, come si sostiene, ma non spetta a noi valutarlo”. Così come “non abbiamo compiti di controllo e vigilanza”, aggiunge Carbone, in risposta all’ex presidente del Consiglio che aveva auspicato l’intervento di Anm e Csm. E rispetto al sospetto dell’esponente Pd che nei provvedimenti dei magistrati finiscano intercettazioni in cui compaiono nomi di spicco per accendere i riflettori sulle loro inchieste, il segretario dell’Anm è netto: “stanno emergendo fenomeni così gravi di corruzione che non c’è bisogno di utilizzare nomi noti per avere l’attenzione mediatica, che non è comunque un obiettivo da perseguire”. Ma la preoccupazione dei vertici dekk’Anme è un’altra: “È un po’ sospetto che ogni volta che c’è un’indagine emerge il problema della pubblicazione delle intercettazioni. Non vorremmo che questa questione venga utilizzata strumentalmente per mettere in discussione questo strumento investigativo che sta dimostrando invece tutta la sua utilità. Tant’è che noi chiediamo che proprio nelle indagini sulla corruzione ci sia un ampliamento dell’utilizzo delle intercettazioni come avviene per mafia”.