Italicum, la minoranza interna vuole modifiche. Pd a rischio scissione

Se la spina nel fianco di Berlusconi ha il faccione da eterno ragazzo di Raffaele Fitto, l’incubo di Renzi si chiama Italicum, la nuova legge elettorale che a breve dovrebbe trovare la definitiva approvazione alla Camera. Almeno nelle intenzioni del premier. Che non corrispondono, tuttavia, a quelle dell’intero Pd. Anzi, più si avvicina il voto finale e più crescono i distinguo e la tentazione di regolare una volta per tutte i conti interni. Che il vaso stia lì per lì per traboccare lo conferma indirettamente l’appello («Non dividiamo il Pd») lanciato a Renzi da “Area Riformista”, corrente guidata dal capogruppo Roberto Speranza.

Il capogruppo Speranza: «C’è ancora tempo per riflettere»

Il documento non cerca di nascondere e neppure di minimizzare le tensioni interne. Anzi, a chiare lettere dice che «all’orizzonte si profila un altro, enorme rischio: una frattura dentro il Pd». È un pericolo reale che rischia di rendere impraticabile il già accidentato percosso riformatore. Il tono conciliativo del documento non impedisce di riscontravi propositi bellicosi. «Nessuno di noi – scrivono infatti i parlamentari di Area Riformista – vuole veti, ricatti, ultimatum come pure siamo convinti che la parola scissione non debba far parte del vocabolario del Pd. Questa rottura non possiamo permettercela. Riflettiamo. Però attenzione, perché le riforme devono poggiarsi su un terreno largo. E questo terreno si è già ristretto. È solo la maggioranza a fare le riforme. E se anche un pezzo del Pd non ci sta, rendiamo quel disegno essenziale più debole e non più forte».

«Con l’Italicum entrano alla Camera solo i nominati»

Speranza e i suoi vogliono riaprire la partita sulla legge elettorale facendo leva sul punto più controverso (ed impopolare) del testo, quello delle liste bloccate che – con l’unica eccezione del partito che si aggiudicherebbe il premio di maggioranza – riempirebbe la Camera di deputati nominati. È un punto che Renzi ritiene ormai accattato ma che la minoranza interna giudica evidentemente utile a scompaginare i piani del premier: «È per noi prioritaria – è scritto infatti nel documento – l’esigenza di ridurre il numero dei nominati tra i partiti che non prendono il premio di maggioranza». Tocca ora a Renzi fare in modo che la patata bollente dell’Italicum non si si trasformi nella polpetta avvelenata di una scissione nel Pd.