Italicum, ora l’obiettivo di Renzi è il “Partito della nazione”. Ma Verdini non c’entra

Era persino scontato che all’indomani dell’apposizione della fiducia a mo’ di cappio intorno al collo del Parlamento, più di un analista si interrogasse sul dopo. Si chiedesse, cioè, quale strada Matteo Renzi proverà a percorrere dopo aver compiuto un atto che equivale all’essersi bruciato i vascelli alle spalle. Infatti, nello scontro con la minoranza interna d’ora in poi il premier potrà solo andare avanti. In quale direzione, però, non è agevole scorgere. Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro ha codificato la fiducia sull’Italicum come «prova di debolezza». Tuttavia, la storia insegna che sono soprattutto i deboli, gli intimoriti e gli indecisi a procurare i danni maggiori.

Dopo la fiducia, il premier tenterà di recuperare la sinistra pd

Ma torniamo a Renzi. Di sicuro il premier non è un indeciso e nemmeno ha paura. Ma – come appunto argomenta Mauro – esce di certo indebolito dalla discutibilissima performance parlamentare sulla legge elettorale. Una volta che ne avrà incassata l’approvazione, è perciò prevedibile che cercherà di recuperare alla sua sinistra, rassicurandola, nel tentativo di ricacciare nell’ombra il fantasma di quel “Partito della nazione” che alle narici dei vari Bersani, Cuperlo ed altri guardiani dell’ortodossia del Pd puzza troppo di zolfo verdiniano. Probabile, quindi, che sarà costretto a ribadire totale fiducia nel Partito socialista europeo e a rendere omaggio alle vecchie culture uliviste.  È un pedaggio all’unità interna di cui il premier farebbe volentieri ma che pragmaticamente ingurgiterà senza eccessive recriminazioni.

Bipolarismo addio: con l’Italicum rinasce il centro

Ma rischia di essere mera tattica. È infatti difficile che Renzi possa rinunciare a modificare in profondità il sistema politica. A dispetto di quanto va dicendo dal giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi, Renzi è tutt’altro che un bipolarista convinto e lo schema dell’Italicum che la Camera si accinge definitivamente a licenziare – un solo partito in campo e tutti gli altri ridotti a cespugli – ne è una micidiale conferma. Uno schema che appare più idoneo a sagomare un partito centrista (o centrale), che di volta in volta coopta un partner di governo, che non una competizione tra due blocchi contrapposti. Il “Partito della nazione” Renzi vuol realizzarlo così. Con o senza Verdini. Il Pd se ne faccia una ragione.