Isis, il traffico delle schiave del sesso: l’ultima frontiera dell’orrore jihadista

Isis, è davvero impossibile stabilire i confini dell’orrore tracciati dal seguaci del Califfo al-Baghdadi. Una guerra, quella combattuta dai milizianio jiohadisti, che non conosce il concetto dell’onore delle armi dovuto al nemico fatto progioniero o la pietà dovuta a donne e bambini. Una violenza senza distinguo, quella maturata dall’odio integralista, e pepretrata in nome dell’Islam con ferocia e crudeltà inaudite su vittime indifese.

L’Isis, l’orrore delle schiave del sesso

L’ultima testimonianza dell’orrore targato Isis e propagato in nome della Jihad islamica arriva da diverse ragazze Yazidi irachene, catturate dai terroristi islamici dell’Isis e usate come schiave del sesso. Vendute come “merce di scambio”. Stuprate e torturate come tragici trofei di una guerra condotto da mercenari e aguzzini spietati arruolati nella legione dell’Isis in nome di un conflitto che di religioso ha ormai solo la medaglietta da sventolare al mondo. Soono tra le poche riuscite a sfuggire ai loro aguzzini e a rifugiarsi nelle zone curde del Nord Iraq, dove hanno raccontato al giornale turco Hurriyet il loro terribile percorso. Una via crucis rivissuta nel terribile racconto reso alla stampa, che solo in parte può esprimere l’orrore e il dolore inflitto a vittime deboli, impotenti, a cui, dopo aver sequestrato e ucciso i familiari, hanno imposto la pena continua della violenza fisica. Della sopraffazione sessuale. Della crudeltà psicologica. Ragazze indifese come Dalia, 19 anni, catturata con altre decine di donne e giovani come lei nel villaggio di Herdan nel Sinjar, che ha riferito di essere stata ripetutamente violentata e torturata durante nove, interminabili, mesi.

Dalia e le altre vittime dell’atrocità jihadista

Dalia, come chissà quante altre, è stata “venduta” sette volte ai miliziani jihadisti, responsabili di atrocità in Siria e Iraq. Subito dopo l’occupazione dei loro villaggi donne e ragazze sono state separate dagli uomini, uccisi sotto i loro occhi o portati via e in secondo momento probabilmente assassinati. Tutte sono state costrette a «convertirsi all’Islam, pena la morte». Eppure, neanche la conversione forzata ha potuto migliorare la loro sorte. Le donne, come le ragazze più acerbe, sono state concentrate in scuole trasformate in “mercati delle schiave” dove i miliziani venivano a comprarle. Leyla, 20 anni, è stata venduta a Raqqa, la “capitale” dell’Isis in Siria. «Venivano tutti i giorni e prendevano tre o quattro ragazze che gli piacevano». Leyla è stata comprata con un’altra compagna di sventura da un miliziano che l’ha portata a Husaybah, dove l’ha venduta a sua volta ad un altro jihadista. «Mi ha ammanettata e violentata per 4 giorni. Poi mi ha venduta a un egiziano», anche lui artefice di ripetute violenze fisiche. «L’ho supplicato di non farlo: sono gli ordini del nostro califfo al-Baghdadi, rispondeva». Un’efferatezza senza limite, quella dei miliziani del Califfato, che – come drammaticamente noto – fra le vittime dei terroristi islamici annovera anche una bambina di 10 anni, Rudeyna. «Hanno fatto cose brutte con me – ha detto la piccola al quotidiano turco, che l’ha incontrata in un campo profughi – sono la gente più cattiva del mondo»…