Iran, giornalista Usa da 8 mesi in carcere. L’accusa: è una spia

A distanza di otto mesi dall’arresto in un carcere iraniano, Jason Rezaian, il corrispondente del Washington Post a Teheran, è stato formalmente accusato di “spionaggio” e di “attività contro la sicurezza nazionale”. Lo riporta l’agenzia semiufficiale iraniana, Fars precisando che Rezanian sarà processato da un Tribunale rivoluzionario, che generalmente tratta i casi connessi alla sicurezza nazionale. Rezaian, 38 anni, ha la doppia cittadinanza americana ed iraniana e dal 2012 è a capo dell’ufficio di corrispondenza in Iran del Ws. Fu arrestato il 22 luglio del 2014 insieme alla moglie, la giornalista iraniana Yeganeh Salehi nella loro casa iraniana, lei fu però rilasciata dopo due mesi circa su cauzione. Con loro finirono in manette anche due fotoreporter. Il mese scorso il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha rivolto un appello alle autorità di Teheran affinché siano rimessi in libertà i cittadini americani detenuti in Iran.

Iran, il rapporto di Amnesty

Secondo un documento diffuso nei mesi scorsi da Amnesty International, i giornalisti iraniani e i corrispondenti della stampa estera vanno incontro a minacce, intimidazioni, arresti e condanne a causa della loro legittima attività giornalistica. Altri operatori dei media, come i filmmaker, hanno subito provvedimenti giudiziari che hanno impedito loro di proseguire a lavorare. Molte delle persone arrestate sono state accusate di reati previsti dal codice penale islamico e descritti in modo del tutto vago, come “diffusione di bugie”, “diffusione di propaganda contro il sistema” o “procurare disagio nella mente dei cittadini”.