Intercettazioni d’oro, il governo chiede lo sconto alle compagnie telefoniche

Lo Stato potrebbe arrivare a risparmiare 120 milioni l’anno grazie alla riduzione del 60% sulle tariffe pagate per le intercettazioni. È  questa la cifra che emerge stando alle statistiche riportate dal dossier del servizio studi dell’assemblea del Senato, che fa il punto sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Lo sconto è infatti previsto dal ddl Madia, appena approdato in Aula. Durante il passaggio in commissione Affari Costituzionali del Senato è stata inserita la clausola, un emendamento con prima firmataria la senatrice Doris Lo Moro (Pd), che dovrebbe più che dimezzare la spesa su un capitolo da 230 milioni di euro annui tra il 2008 e il 2013. Ora lo stanziamento per il 2015 e il 2017 è di 200 milioni (per il 2014 si fermava a 192,8mln).

Intercettazioni, 200 milioni spesi lo scorso anno

I dati sono tutti riportati nel dossier stilato dai tecnici di palazzo Madama, dove si spiega come i numeri siano stati forniti dal ministero della Giustizia. Nel dettaglio, guardando agli ultimi sei anni, la spesa pagata dall’erario nel 2008 è ammontata a 221,8 milioni, nel 2009 a 255 milioni, nel 2010 a 237, nel 2011 a 225,9, nel 2012 a 218,4 e nel 2013 a 215,2. In media siamo quindi intorno ai 230 milioni annui (precisamente 228,9 mln). La novità, spuntata nel ddl P.A. un po’ a sorpresa (ma c’è un intero articolo dedicato alla semplificazione delle misure su trasparenza e anti-corruzione), andrebbe proprio a tagliare queste uscite. L’emendamento infatti stabilisce una diminuzione del 60% della tariffa riconosciuta ai gestori di reti telefoniche, e del prezzo degli apparecchi per la ricezione del segnale, con particolare riguardo alle intercettazioni di conversazioni, di comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazioni, ai sensi del codice di procedura penale.