Chi indossa le Nike rischia la lapidazione: l’ultima follia dell’Isis

L’Isis ha vietato ai sudditi che vivono nel Califfato di indossare scarpe e abbigliamento su cui appaia la scritta Nike, della nota azienda statunitense produttrice di calzature e indumenti sportivi. «La Nike è miscredente», affermano esponenti dell’Isis a Raqqa citati da fonti locali nella città nel nord della Siria. Non è chiaro se il divieto imposto dai jihadista riguardi solo i capi Nike originali o anche quelli contraffatti. Non è la prima volta che i seguaci del califfo al Baghdadi “diramano” direttive rivolte ai residenti nelle zone controllate: in passato è spuntato un “vademecum” per i reporter che volessero recarsi in quelle regioni dominate dall’Isis, o il tariffario per “gli schiavi cristiani”, in particolare donne e bambini.

Il codice penale dell’Isis

Alla fine del 2014 il Middle East Media Research Institute (Memri), ha scovato on line una sorta di “codice penale” dell’Isis che sancisce i reati “capitali” e le punizioni connesse. La blasfemia è punita con la morte: se contro il profeta Maometto non lascia scampo, anche in caso di pentimento del sacrilego. Non meno dura la sanzione per l’adulterio: lapidazione fino alla morte per gli sposati, 100 frustate e l’esilio per chi non avesse contratto matrimonio. E ancora: verranno messi a morte i colpevoli di sodomia, e in particolare di omosessualità, compresi le loro vittime. Stessa sorte per chi «spia in favore dei miscredenti».

La pena capitale dell’Isis, la crocifissione

Morte per crocifissione a chi invece si macchia di omicidio e rapina – pena capitale ma senza crocifissione per chi “uccide soltanto” – nell’ambito dei reati connessi al “banditismo”. Tra questi anche l’amputazione di una mano e una gamba – mentre i”‘semplici” ladri perderanno solo un arto. Decine di frustate per chi e’ trovato a bere alcolici, a rubare, a diffamare. Il codice, hanno spiegato gli esperti del Memri è un «avviso e un promemoria per la popolazione che vive sotto la legge dello Stato islamico», e si rifà alla stessa osservanza della legge islamica, così come la interpretano i jihadisti, bollati come «senza Dio» dalle principali autorità religiose musulmane di ogni confessione.