Immigrazione, Lombardia e Veneto si ribellano: qui non c’è più posto

Lombardia e Veneto dicono “no” alla richiesta del Viminale di accogliere nuovi migranti. Il Piemonte apre ma con riserve: «Serve maggiore programmazione». E la Liguria frena. Le cifre che circolano sui nuovi arrivi sono allarmanti: gli immigrati da accogliere che il Viminale ha destinato alle Regioni sono 6500. Al Piemonte ne sono stati destinati  700, 300 alla Liguria, 700 al Veneto, 700 alla Lombardia. Ma il quadro regionale per la ricerca di nuovi luoghi di accoglienza per far fronte alla nuova ondata di arrivi è drammatico. Lorena Rambaudi, Coordinatrice nazionale della Commissione politiche sociali della Conferenza delle Regioni, a sua volta assessore alle Politiche Sociali della Regione Liguria non nasconde la sua preoccupazione. «Di strutture ce ne sono, ma molte – ha spiegato – non sono utilizzabili. È chiaro che è utile la collaborazione tra Stato e Regioni, ma se i numeri sono insostenibili rispetto all’organizzazione dei territori bisognerà far altro. E a quel punto critico purtroppo siamo già molto vicini, lo dico con sicurezza per la mia Regione ma ho sentito anche colleghi di altri territori dire la stessa cosa».

Immigrazione: il “no” di Zaia

Il primo “no” senza possibilità d’appello è arrivato dal governatore veneto Luca Zaia: «Leggo che il Veneto dovrebbe mettere a disposizione altri 700 posti. Rispondo che i posti a disposizione sono zero, che lo dicono pressoché tutti i sindaci e anche qualche prefetto, e che ogni soluzione impositiva, come ad esempio forme di requisizione, altro non saranno che l’ennesimo atto ostile del governo centrale contro i territori, e in particolare contro il Veneto che già ospita più di 500mila immigrati che, al pari dei residenti, stanno soffrendo una crisi epocale».

Maroni: zero posti anche in Lombardia

«Non ci stiamo a subire quest’invasione, quindi zero posti in Lombardia finché continuerà questo atteggiamento irresponsabile da parte del governo», ha puntualizzato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. «Sottoscrivo in pieno la posizione espressa da Luca Zaia, che ha detto che in Veneto ci sono “zero posti”. Anche in Lombardia – ha ribadito – ci sono zero posti. Non si può gestire così quest’emergenza: arrivano i clandestini e qualcuno pensa di mandarli in giro senza coinvolgere i territori». E poi ancora: «C’è una reazione molto forte e negativa anche da parte degli stessi sindaci del Pd».

Gli sbarchi continuano. Il sindaco di Corigliano: siamo allo stremo

Sono 1511 i migranti tratti in salvo nella sola giornata di martedì che si aggiungono agli 8.480 salvati nei giorni scorsi per un totale di quasi diecimila persone soccorse. Gli sbarchi sono continuati anche mercoledì: sono 462 i migranti sbarcati a Lampedusa; 110 quelli sbarcati nel porto di Corigliano Calabro. Anche il Comune, dopo le proteste del sindaco Giuseppe Geraci, ha garantito assistenza. Ma le polemiche non accennano a placarsi. «È il terzo sbarco in pochi mesi – ha detto il sindaco Geraci – ora siamo allo stremo. A questo punto se giovedì ci sarà un altro sbarco, non garantiremo la nostra assistenza comunale alle operazioni su terra. Il prefetto di Cosenza sarà costretto a precettarci».

Gasparri: non è politica umanitaria

«Il governo Renzi umilia i nostri militari, favorisce l’invasione di clandestini, non garantisce alcun livello di sicurezza alle famiglie italiane. Le nostre navi – ha detto Maurizio Gasparri – dovrebbero essere usate per un blocco nel Mediterraneo e invece sono costrette a subire un assalto armato dei trafficanti di clandestini che vogliono riprendersi gli scafi». Il senatore  di Forza Italia ha puntualizzato: «Siamo di fronte a un governo di irresponsabili che espone Marina e Guardia costiera a gravissimi pericoli e si prostra di fronte ai criminali. Altro che politica umanitaria. È una politica omicida. Il ministro dell’Interno, poi, dovrebbe garantire sicurezza e non intimare il sequestro di case per darle ai clandestini. Quello che sta accadendo è un’autentica vergogna. Chiediamo che il governo venga in Parlamento a riferire. Dell’incapacità di Renzi di fronte a un’emergenza simile non se ne può più».