Immigrazione, Juncker parla di “solidarietà condivisa”, ma Salvini…

Immigrazione, il dibattito a Strasburgo entra nel vivo. La ricetta Juncker mescola stantie politiche dell’accoglienza e strizzatine d’occhio – quanto basta – a nuove strategie migratorie: un’amalgama, neanche a dirlo, di stampo tipicamente Ue. E come collante, generose dosi di buonismo e spirito volontaristico (coatto), da affibbiare (magari?) sulle spalle dello sventurato Belpaese. E alla fine della discussione plenaria, l’assemblea decide per le quote nazionali per l’accoglienza dei profughi e più mezzi per Frontex. Dunque, l’Europarlamento ha approvato a Strasburgo, e a larghissima maggioranza, 449 si, 130 voti contrari e 93 astenuti, la risoluzione congiunta, firmata dai socialisti, i popolari, i liberali e i Verdi, sulla politica migratoria dell’Unione europea, che stabiliscequote obbligatorie da assegnare ai singoli stati membri per distribuire i richiedenti asilo.

Immigrazione, le ricette sul tavolo Ue

Un testo che di fatto contiene richieste all’esecutivo europeo in vista della presentazione, il prossimo 13 maggio, della nuova strategia della Commissione sull’immigrazione, la risoluzione ribadisce l’appoggio a quanto stabilito dal Consiglio straordinario della settimana scorsa sul rafforzamento economico di Triton. Ma chiede anche di allargare il suo mandato, espandendo l’area di intervento e prevedendo anche il dovere di portare avanti operazioni di «search and rescue». Secondo il principio per cui, come sostenuto in corso d’opera dal Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, «se si chiudono le porte, è chiaro che la gente entra per la finestra: dobbiamo lavorare a fondo per aprire le porte e agire sull’immigrazione in regola». Una premessa conclusa – cerchiobbottisticamente – sul presupposto di come e quanto si renda a questo punto «necessario che la nuova strategia dell’Europa sull’immigrazione preveda un meccanismo di quote che vada al di là della volontarietà. L’Europa – ha chiosato il suo intervento Juncker – deve fare la sua parte con azioni di solidarietà condivisa». Una proposta rigettata senza mezzi termini dal leader del Carroccio Matteo Salvini, che polemicamente ha replicato a Juncker attaccandolo direttamente in Aula per le sue parole sull’immigrazione legale: «Presidente, per quanto tempo ancora intende finanziare gli scafisti? Provo vergogna per chi come lei sta affamando 500 milioni di europei e vuole aprire le porte agli africani. Ma chi la paga?». Un interrogativo, quello lanciato da Salvini, che evidenzia impietosamente come la problematica resti insoluta in agenda. Decisamente più tranchante, poi, la proposta arrivata a Strasburgo dal leader dell’Ukip, Nigel Farage, che nel suo intervento al dibattito sull’immigrazione ha invitato a seguire direttamente le politiche adottate dall’Australia. «Se diamo l’impressione che faremo entrare tutti, stiamo andando contro il muro. Non possiamo accettare milioni di migranti. Il pericolo degli estremisti dell’Isis è reale. È una minaccia alla nostra civiltà», ha sostenuto ad adiuvandum il numero uno del parito britannico euroscettico.

La richiesta di Alfano

Infine, a metà tra la posizione di Juncker e quella di Farage, si è posto Angelino Alfano che, rilanciando alla Ue l’urgenza di una più attiva partecipazione dell’Europa, fin qui sorda agli sos lanciati a più riprese dall’Italia, rimasti ad oggi pressoché inascoltati, ha ribadito: «Il problema non è bloccare i migranti; il nuovo passo è convincere l’Europa che un’equa distribuzione non può essere fatta su base volontaria, ma deve esserci una regola. Il carico pesa su 5-6 paesi – ha quindi proseguito il ministro dell’Interno, interpellato sul tema immigrazione a margine del Salone della Giustizia –  ma l’Europa è fatta da 28 Stati». Non solo: il punto provocatoriamente affrontato da Salvini, quello del traffico umano gestito dagli scafisti, viene ribadito dallo stesso titolare del Viminale che, a riguardo, ha parlato a sua volta dell’urgenza di «stroncare il traffico di esseri umani e andare fino in fondo per capire dove vanno a finire i soldi degli scafisti: questa è la missione della comunità internazionale. Noi – ha specificato Alfano –vogliamo stroncarlo non bloccando i profughi lì: il piano dovrebbe prevedere un’equa distribuzione europea. E per questo dobbiamo convincere l’Europa che un’equa distribuzione non si può fare su base volontaria. Dopo Lampedusa – ha quindi concluso Alfano – avevamo un’Italia che da sola pagò in proprio circa 100 milioni di euro per Mare Nostrum; poi abbiamo avuto Triton, e ora i fondi per Triton sono stati triplicati»…