I quotidiani del 21 aprile visti da destra. Dieci articoli da non perdere

Le prime pagine dei quotidiani di oggi, 21 aprile, sono pressoché interamente dedicate alla tragedia del Canale di Sicilia, tra cronaca, dibattito e analisi. Fa eccezione Il Tempo, che dedica la foto di copertina a un’inchiesta su Roma con «Dieci domande al sindaco Marino». Per quanto riguarda la politica, a tenere banco è principalmente la questione dell’Italicum e, in particolare, la “epurazione” dei dieci dalla commissione Affari costituzionali.

1) Dateci le lacrime, risparmiateci le vostre (Il Foglio, p. 1)

Giuliano Ferrara firma un lungo articolo in cui parla della «guerra possibile ai nemici dell’ordine mondiale per raffreddare l’ebollizione mortifera e salvare l’interesse nazionale». Dopo aver stigmatizzato l’eccesso di «chiacchiera» intorno alle tragedie dei migranti, Ferrara passa ad analizzare il problema, cercando di capire come si possa affrontare al di là della retorica e dei moralismi. «Per raffreddare l’ebollizione mortifera dell’Africa – scrive – bisogna partire dall’interesse nazionale di ciascuno e dalla sua tutela, uscendo per umanitarismo efficace dall’umanitarismo assistenziale e straccione. Oppure bisogna aprire i confini e sopportarne le conseguenze tutti in Europa. Alternative non ce n’è».

2) «Per l’America le priorità sono altre. Non ci sarà un intervento in Libia» (Corriere della Sera, p. 11)

Viviana Mazza intervista il politologo Ian Bremmer, fondatore di Eurasia, il maggiore centro americano di analisi geopolitica. La Libia per l’America è più o meno «la priorità numero sei», spiega Bremmer, sottolineando che Obama «si aspetta che gli Stati della regione facciano di più». Non solo, «l’Europa – dice ancora il politologo – è stata marginale in quasi tutte le crisi in medio Oriente, con alcune eccezioni come i francesi in Mali. Nella questione ucraina – prosegue Bremmer – che è la più grossa e significativa per l’ordine globale, gli europei sono completamente scoordinati».

3) «Sì ai salvataggi, ma senza fare il gioco degli scafisti» (La Repubblica, p. 9)

Repubblica riporta una intervista di Le Figaro a Fabrice Leggeri, capo di Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere. «I migranti che intraprendono la strada libica – spiega il funzionario europeo – ormai arrivano dall’Africa, non più dalla Siria o dall’Iraq. La Libia riveste quindi un ruolo di attrazione per le altre regioni africane. Per lo più, i migranti partono per problemi economici, e possono e devono essere rispediti a casa loro».

4) «Gli scafisti finanziano il terrorismo islamico» (Il Messaggero, p. 4)

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, intervistato da Marco Ventura, spiega che il «business» dei trafficanti di uomini ormai vale il 10% del Pil libico e chiede «una risposta immediata da parte dell’Ue». «Il 70% degli immigrati irregolari arrivati nell’Ue nel 2014 lo hanno fatto raggiungendo l’Italia. Percentuale che purtroppo non è destinata a diminuire, se le cose non cambieranno», dice il capo della Farnesina, che al cronista che chiede se stiamo riuscendo a convincere l’Europa risponde: «Siamo dentro un percorso. Partiamo da una situazione molto negativa, addirittura imbarazzante: un’emergenza europea considerata finora un problema solo italiano».

5) «L’Ucraina è al disastro e la guerra non è finita. Putin arma ancora i ribelli, l’Occidente deve fermarlo» (La Repubblica, p. 17)

Pietro Del Re intervista il premier ucraino Arsenij Yatsenjuk, secondo il quale il suo Paese sta «pagando il prezzo della scelta per il Vecchio continente: il Cremlino – sostiene – ci ha voluto punire». «Noi stiamo difendendo i confini dell’Europa dall’invasione russa», sono le parole del leader ucraino, per il quale «l’Ucraina è solo il primo campo di battaglia della guerra di Mosca contro l’Occidente».

6) Bindi: «Se mettono la fiducia altro che i 101 di Prodi…» (La Stampa, p. 15)

L’ex presidente del Pd, Rosy Bindi, è una dei 10 deputati sostituiti in commissione Affari costituzionali per via della sua posizione sull’Italicum. Intervistata da Ilario Lombardo spiega che «rischia di esserci qualche conseguenza». «Dal punto di vista politico la sostituzione di massa spiega bene le difficoltà nelle quali ci troviamo dentro il Pd», spiega Bindi, augurandosi che «alla fine non venga messa la fiducia». «Sarebbe una provocazione, grave e inutile», aggiunge, spiegando che in caso non la voterebbe: «Non risponderò all’appello».

7) Brunetta: Le divisioni interne? Silvio sta tornando in campo e tutto sembrerà solo robetta (Corriere della Sera, p. 15)

Il capogruppo azzurro alla Camera, Renato Brunetta, parla con Paola Di Caro della situazione interna a Forza Italia. «Quando accadrà nulla sarà più come prima», dice Brunetta a proposito dell’eventualità che a novembre Berlusconi torni candidabile, allontanando l’immagine di una Forza Italia in cui, come sostenuto da Di Caro, «sembra che il peggio debba ancora venire»: «Ma niente affatto. Con il ritorno in campo a 360 gradi di Berlusconi – afferma Brunetta – vicende minime come le candidature di qualche consigliere in Puglia o l’ipotetico voto a favore delle riforme di qualche verdiano, diventano robetta. E nel centrodestra non avrebbe più ragione l’espansionismo di Salvini, che porta a una deriva lepenista, come non avrebbero più senso il renzismo e il Partito della Nazione».

8) Marino tace sulla scorta dal parrucchiere. 10 domande sul “sequestro” dei cronisti (Il Tempo, p. 1)

È dedicato al sindaco di Roma l’editoriale del direttore del Tempo, Gian Marco Chiocci. «Nel giorno in cui è precipitato dal 21esimo all’82esimo posto della classifica del Sole 24 ore sul gradimento dei sindaci, Ignazio Marino – scrive il direttore – avrebbe dovuto spiegare alla città perché s’è fatto accompagnare dal barbiere da 8 uomini di quella scorta a cui l’interessato, a più riprese, aveva detto d’aver rinunciato».

9) I massoni “in mostra” all’Expo. «La nostra casa è aperta a tutti» (il Giornale, p. 12)

Un articolo di Elena Gaiardoni accende i riflettori su una curiosità dell’Expo: l’inaugurazione a Milano della nuova sede del Grande oriente d’Italia, in via Pirelli 5. «Realizzata in tempo per l’esposizione. Alla faccia di chi dice che ci nascondiamo», è il commento del gran maestro Stefano Bisi. Alla cerimonia di inaugurazione, tra gli altri, anche Alessandro Cecchi Paone: «Oggi – ha detto – diamo un tetto di valore a questa storia di libertà».

10) Gli eroi di Irvine Welsh: brutti, sporchi e veri (La Stampa, p. 32)

Antonio Scurati recensisce Godetevi la corsa, «il nuovo romanzo dello scrittore che ha dominato gli anni Novanta con la sua poetica incentrata sulla sozzura: una corsa a tutto gas sui decotti taxi di Edimburgo, senza speranza di redenzione».