I profughi? L’Australia paga la Cambogia perché se li prenda

Sta per entrare nella fase operativa una delle misure più controverse delle politiche australiane contro l’immigrazione: il trasferimento dei profughi in Cambogia. Stando a quanto riferito dalla rete nazionale Abc, il primo volo charter alla volta di Phnom Penh dovrebbe partire la prossima settimana con un carico di una decina di persone.

Soldi in cambio di profughi

In cambio dell’accoglienza dei profughi la Cambogia, uno dei Paesi più poveri al mondo, ha ottenuto da Canberra un piano di aiuti per 40 milioni di dollari australiani, circa 28 milioni di euro. Il programma di trasferimento riguarda in particolare i richiedenti asilo che hanno ottenuto lo status di rifugiati mentre erano sull’isola di Nauru, nel Pacifico, dove alcuni anni fa è stato allestito un campo in cui si vive in condizioni durissime. L’accordo, firmato in marzo dal vice primo ministro cambogiano Sar Khen e dal ministro dell’Immigrazione Peter Dutton, prevede che i trasferimenti avvengano solo su base volontaria, ma l’alternativa proposta è quella della permanenza a Nauru. È stato stimato che le persone portate in Cambogia possano arrivare a superare le mille, ma l’ultima parola spetterà a Phnom Penh.

La legge sull’immigrazione

La misura rappresenta una stretta molto importante alla già estremamente restrittiva legge sull’immigrazione australiana, l’Immigration Act: lo status di rifugiato politico, infatti, era l’unica deroga ai respingimenti, che altrimenti procedono “d’ufficio” sia per chi si introduce clandestinamente nel Paese sia per chi tenta di farlo sia per chi ha avuto documenti in regola che però sono scaduti. In sostanza, chiunque risulti immigrato irregolare viene arrestato e accompagnato fuori dal Paese, compresi i bambini.

L’avvertimento ai clandestini: «No Way»

Le leggi australiane in materia di immigrazione, fortemente criticate dalle organizzazioni umanitarie e non solo, sono state inoltre oggetto di una campagna di comunicazione molto aggressiva da parte del governo. «No way», «Non c’è verso», è stato l’avvertimento che le autorità locali hanno rivolto a chiunque avesse in animo di entrare nel Paese fuori dal perimetro consentito dalla legge. «Se prendi una barca senza visto, non metterai piede in Australia», «Non importa da dove vieni, l’Australia non sarà mai la tua casa», «Ripensaci prima di buttare i tuoi soldi, i trafficanti mentono», sono alcuni dei messaggi mandati ai migranti, mentre al largo delle coste si attua un serrato pattugliamento per intercettare i barconi che poi vengono trainati e lasciati fuori dalle acque territoriali australiane.