La Fondazione Alleanza Nazionale celebra sul Piave il 24 maggio

“Tutti sul Piave per ricordare e risvegliare l’Italia”. Per il prossimo 24 maggio, a cent’anni dall’entrata in guerra dell’Italia, la Fondazione Alleanza Nazionale dà appuntamento sul Piave per ricordare l’evento che decise le sorti dell’Italia e dell’Europa. La sera del 23 maggio e del 24 maggio nel comune di Breda di Piave (località Saletto, Treviso), si terrà proprio sui prati della Grande Guerra, un incontro pubblico per ricordare il sacrificio degli italiani che donarono la vita alla Patria, il valore dell’identità nazionale e il significato dell’Unità nazionale e popolare d’Italia. Lo annuncia in una nota la Fondazione Alleanza Nazionale. «In particolare il 23 vi sarà una grande festa all’insegna del Tricolore organizzata in collaborazione col “Comitato promotore per il giuramento sul Piave”. Il giorno seguente, a cura della Fondazione An, la celebrazione proseguirà con gli interventi di esponenti dell’Italia civile e politica che vogliono ripartire dalla Nazione e dalla sua memoria storica. Concluderà l’iniziativa Marcello Veneziani che inizierà così, quale neo “presidente del comitato scientifico”, la sua collaborazione con la Fondazione An».

L’entrata in guerra dell’Italia

Il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra contro gli Imperi centrali, gettandosi nella Prima Guerra Mondiale dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa. Il fronte di contatto tra i due eserciti si snodò nell’Italia nord-orientale, lungo le frontiere alpine e la regione del Carso. Nella prima fase del confronto le forze italiane, guidate dal capo di stato maggiore dell’esercito generale Luigi Cadorna, lanciarono una serie di massicce offensive frontali contro le difese austro-ungariche nella regione del fiume Isonzo, tenute dall’armata del generale Svetozar Borojević von Bojna, mentre operazioni di minor portata prendevano vita sui rilievi alpini e in particolare nella zona delle Dolomiti; il conflitto si trasformò ben presto in una sanguinosa guerra di trincea, simile a quella che si stava combattendo sul fronte occidentale: la lunga serie di battaglie sull’Isonzo non portò agli italiani che miseri guadagni territoriali al prezzo di forti perdite tra le truppe, ben presto spossate e demoralizzate dall’andamento delle operazioni. Le forze austro-ungariche si limitarono a difendersi lanciando contrattacchi limitati, fatta eccezione per la massiccia offensiva sull’Altopiano di Asiago nel maggio-giugno 1916, bloccata dagli italiani. La situazione subì un brusco cambiamento nell’ottobre 1917, quando un’improvvisa offensiva degli austro-tedeschi nella zona di Caporetto portò a uno sfondamento delle difese italiane e a un repentino crollo di tutto il fronte: il Regio Esercito fu costretto a una lunga ritirata fino alle rive del fiume Piave, lasciando in mano al nemico il Friuli e il Venetosettentrionale oltre a centinaia di migliaia di prigionieri. Passate alla guida del generale Armando Diaz e rinforzate da truppe franco-britanniche, le forze italiane riuscirono però a consolidare un nuovo fronte lungo il Piave, bloccando l’offensiva degli Imperi centrali. Dopo aver respinto un nuovo tentativo degli austro-ungarici di forzare la linea del Piave nel giugno 1918, le forze degli Alleati passarono alla controffensiva alla fine dell’ottobre 1918: nel corso della cosiddetta battaglia di Vittorio Veneto le forze austro-ungariche furono messe in rotta, sfaldandosi nel corso della ritirata. Il 3 novembre l’Impero austro-ungarico chiese e siglò l’armistizio di Villa Giusti che, entrato in vigore il 4 novembre, segnò la conclusione delle ostilità.