Il genocidio degli Armeni: in un libro documenti inediti del Vaticano

Sono passati cento anni dal genocidio degli Armeni, eppure quella pagina di storia ancora oggi costituisce un buco nero per la memoria collettiva degli europei. Vi furono un milione e mezzo di morti, il piano di sterminio fu portato avanti dal governo dei Giovani Turchi, dal 1915 fino al 1920. Di quel periodo restano migliaia di documenti in Vaticano, scritti da missionari, religiosi, vescovi, delegati apostolici, intellettuali, tutti testimoni oculari. Papa Francesco domenica prossima dedicherà una messa solenne nella basilica di San Pietro.

Papa Francesco: immane tragedia

Il Papa definisce “immane tragedia” quella subita un secolo fa dalla comunità cristiana. In un messaggio a Franca Giansoldati, autrice di un libro-inchiesta che esce in questi giorni, dal titolo La Marcia senza ritorno (Salerno Editrice), incoraggia la ricerca storica su quel periodo. “La ringrazio della sua ultima pubblicazione in occasione dell’anniversario dell’immane tragedia che colpì il popolo armeno. Auspico che la sua fatica di ricerca e documentazione trovi adeguato apprezzamento per un lavoro di inchiesta storica, preziosa al recupero della memoria quale forma di giustizia e via alla pacificazione”.

Il negazionismo della Turchia

Il centenario del genocidio in Armenia – che ebbe inizio la notte del 24 aprile 1915 – rappresenta una occasione preziosa per riflettere su una vicenda controversa, su cui la Turchia mantiene ancora un atteggiamento negazionista. E una prima riflessione è proprio quella contenuta nel libro di Franca Giansoldati. La quale, peraltro, avverte, che saranno i documenti conservati negli archivi del Vaticano, molti dei quali ancora inediti, a offrire una interpretazione veritiera degli avvenimenti dell’epoca e a mettere in luce il ruolo fondamentale della Santa Sede, l’unica realtà diplomatica che si adoperò per fermare il piano di sterminio da parte del governo di Costantinopoli.

L’impegno di Benedetto XV nel denunciare la strage

Il piano prevedeva la soppressione del popolo armeno su base etnica, peraltro aggravata da motivi religiosi, tanto che – racconta Giansoldati – qualche vescovo armeno cattolico si sbilanciò a ipotizzare i contorni di una guerra santa fra musulmani e cristiani.  L’impegno più significativo sulla strada della verità fu svolto dalle autorità religiose cristiane. “Tra tutte – sottolinea Giansoldati nel suo libro – si staglia la figura di Papa Benedetto XV: con grande coraggio e senza preoccuparsi troppo delle cautele diplomatiche, non esitò ad alzare la voce, parlando già allora di sterminio, annientamento, strage. Fece tutto quello che era in suo potere – dice l’autrice – nel tentativo di fermare quello scempio agli occhi di Dio e dell’umanità”.