Forse per Cuba è la volta buona. Il “giovane” Castro verso la distensione

A suo agio, circondato da vecchi compagni della sinistra latinoamericana, e a sorpresa da un ormai quasi nuovo amico, Barack Obama: il presidente cubano Raul Castro ha parlato a lungo oggi al vertice di Panama, tessendo tra l’altro più volte gli elogi del collega statunitense. Fin dal momento in cui ha preso la parola, proprio dopo l’intervento di Obama, è stato chiaro che Raul andava sul liscio. Ha per esempio attaccato chiarendo a tutti che avrebbe parlato molto di più degli 8 minuti previsti. Con una frecciata diretta soprattutto a Washington, e ricordando l’odiato bloqueo anti-Cuba degli Usa, il fratello minore di Fidel Castro – 83 anni – ha subito sottolineato i sei summit americani dai quali Cuba manca in modo ininterrotto. «Sei vertici per otto minuti fanno 48 minuti», ha scherzato Raul, facendo ridere gli altri leader presenti, tra i quali i presidenti più in sintonia con L’Avana, e cioè il venezuelano Nicolas Maduro, l’argentina Cristina Kirchner e l’ecuadoregno Rafael Correa. Di fatto c’è che Raul è arrivato all’appuntamento di Panama con la certezza di essere stato il protagonista, insieme appunto al nuovo amigo Obama, di un disgelo impensabile fino a qualche mese fa.

Con Raul Castro inizia l’era del dialogo?

Entrambi i leader sono, in altre parole, passati dai decenni del silenzio, o del monologo, alla fase del dialogo. Per l’eterno erede dell’ex lìder maximo Fidel, lo scambio di gesti e dichiarazioni di buona volontà, e i saluti con Obama, rappresentano il coronamento di un lungo processo di liberalizzazione economica, la sua personale perestroika, che ha già portato innovazioni inimmaginabili fino a pochi anni fa. Il New Deal con gli Usa, e non solo, è insomma avviato, anche proprio sotto la spinta di Raul. Nell’isola politicamente comunista, ma economicamente ogni giorno piú capitalistica, quasi tutto resta ancora da fare su più fronti: dal settore privato nei servizi e nel trasporto, alla deregulation della vendita di immobili e automobili e la riforma progressiva del mercato cambiario. Al di là quindi dell’economia e soprattutto dal critico nodo del rispetto dei diritti umani, per Castro la forte accelerazione nell’avvicinamento con Washington rappresenta un successo personale. L’era Fidel si era già sciolta negli ultimi anni, dopo Panama potrebbe finire in cantina.

Aggiornamenti continui sulle dichiarazioni di Raul Castro

E sono tanti i sentimenti con i quali i cubani seguono questa due giorni storica a Panama tra Barack Obama e Raul Castro. A dominare c’è comunque la speranza che la nuova love story con il nemico di una volta si traduca in un maggior benessere, all’Avana e dappertutto nell’isola comunista. «I vincoli con gli Usa sono molto stretti: le mie due zie per esempio vivono lì insieme ai loro figli. Siamo una famiglia molto unita, non potevamo andare avanti litigando tutta la vita con gli americani», afferma per esempio Margarita, una giovane studentessa, senza nascondere la propria sorpresa per il flusso ininterrotto di notizie piovute in queste ore sull’isola da Panama. Anche altri ragazzi dell’Avana hanno seguito passo passo il vertice. Sia la tv sia Granma, il giornale del Pcc, come anche il portale Cubadebate, hanno dato aggiornamenti sul summit, soprattutto sulle dichiarazioni di Raul Castro. Il Granma si è riferito soprattutto a uno dei temi chiave del dialogo, e cioè al ristabilimento dei rapporti diplomatici. A parlare un po’ per tutti è il quotidiano di Miami Nuevo Herald: «I governi democratici non dovrebbero dimenticare le consuetudini repressive del regime, che non sono scomparse», afferma il giornale, che poi precisa: «L’unica società civile riconosciuta dai Castro sono i militanti del potere, non la dissidenza».